Tra Julian Assange e il COPASIR


Per fortuna Carlo Bollino, direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno (di Bari: che bello!), ha  intitolato oggi il suo editoriale così:
“Pulitzer al Watergate manette per Assange”,  spezzando il clima quasi maccartistico  che in Italia e nell’intero Occidente sta crescendo contro il Free Speech, chiudendo stranamente la bocca a tanti giornalisti “liberali”, improvvisamente spaventati dalla caccia all’uomo in corso anche in queste ore.. nel libero Regno Unito.
Non entro nel merito “politico” dei cosiddetti gossip (peraltro largamente noti ai cittadini dei paesi dove risiedono le diverse Ambasciate USA  “coinvolte”),  e neanche in quello delle presunte gravi minacce alla sicurezza militare (che in effetti, se Assange non fosse stato attento, avrebbero potuto creare gravi danni alle forze in campo nei teatri di guerra).

Vorrei parlare del merito tecnico.  Assange non è affatto un pericoloso hacker, ma soltanto uno spregiudicato   giornalista  anarchico in rete, con una nutrita serie di collaboratori “coperti”, che si limitano a inviargli messaggi e documenti carpiti su SCRIVANIE e COMPUTER lasciati stupidamente aperti (allo sguardo di chiunque…), tanto nelle ambasciate quanto nelle reti militari. Orbene -  a parte i contenuti “critici” a seconda dei gusti – , se questo accade (e senza alcuna intrusione illegale nei sistemi informativi da parte di Wikileaks), figuratevi cosa diavolo potrebbe succedere in presenza di tecniche appena più sofisticate  e deliberatamente mal-intenzionate. LA CYBERWAR E’ APPENA COMINCIATA, E WIKILEAKS NON C’ENTRA NULLA!

Come direbbe (e anzi dice)  il mio amico prof. Gerardo Iovane in varie conferenze la struttura stessa della cifratura delle informazioni segrete e classificate è sempre più a rischio: la guerra cibernetica va combattuta con maggior attenzione matematica e informatica. La guerra: in attacco e in difesa! Altro che Wikileaks: ne sanno qualcosa gli Iraniani, che hanno visto bloccate le proprie centrifughe di uso nucleare grazie all’attacco di un virus Stuxnet. E di questo potremmo certamente congratularci, ma ricordando l’ovvio  monito del  “Chi la fa l’aspetti!” . Se si mettono in rete IP apparati SCADA di controllo di impianti complicati (di uso civile e/o militare), si può star certi che un numero incredibile di “worms” arriveranno a mettere davvero in pericolo la sicurezza del mondo…

Da poco tempo se ne è accorto anche il COPASIR (oggi presieduto da Massimo D’Alema) e ne discutono preoccupati esperti rilevanti  come il mio amico Gerardo, che fanno bene a richiamare l’attenzione di noi tutti sui veri pericoli ai quali ci stiamo esponendo. Ecco, allora, che il problema vero non è quanto trapela da un soldato americano in Afghanistan o da un ambasciatore USA a Roma,  ma quanto studiamo e ricerchiamo su base scientifica i veri mezzi di Difesa informatica dalla crescente Cyberwar. Oggi decrittare chiavi a 1024 bit non è più una sfida così difficile, lo sa bene chi come Gerardo Iovane  lavora sui numeri primi che ne sono alla base. Forse è arrivato il momento di inventarc davvero qualcosa di diverso e ..innovativo. Di  “content” informativo da proteggere ce n’è tanto, ciò che lascia scrivere e diffondere Assange su Wikileaks è ben altra cosa.. Grazie Julian!

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