Il bene e il male nel governo delle imprese

Ricordate  certamente questa espressione di Gene Wilder nell’indimenticabile Frankestein Junior di Mel Brooks.E’ un Horror tutto da ridere, e di gusto, che ripercorre con intelligenza la metafora ancora attuale e serissima dello scatenamento, sempre  molto delicato,  della potenza delle scienze contro la natura, che  alla fine però si ribella..

Ho l’impressione, come nel mito del Golem che sfugge al controllo del suo creatore/scienziato, che le “buone” scienze manageriali, di questi tempi, rischino di trapiantare  cervelli primitivi in corpi aziendali troppo grandi, con risultati  insieme tragici e/o esilaranti. Vi ricordo che il gigantesco golem/Peter Boyle  riceve – per errore (?) dell’assistente Igor  – un cervello infantile, inducendo sfracelli  terribili al momento dell’esibizione pubblica  dei “risultati” della  miracolosa rianimazione  del “mostro” da parte del dott. Frankestein.

Mi sembra che molti appassionati Frankestein-manager, invasati da tanto cruciali ed  eccitanti esperimenti, producano guasti incalcolabili nella vita delle aziende da rilanciare/rianimare (sempre più spesso in questi tempi di crisi). In genere questi solerti “dottori” hanno così tanta fretta di curare, per sottrazioni e amputazioni,  che alla fine sbagliano (umanamente, per carità!) a prendere il cervello “giusto” di ricambio in sala operatoria. Sono più spesso attenti alla forma che alla sostanza, hanno troppa fretta e non guardano alla dinamica futura dei corpi da curare; spesso sono troppo presi dal ruolo chirurgico e non hanno empatia col paziente. Le conseguenze sono alla lunga distruttive…

La notizia buona, nel film di Mel Brooks, arriva con una reversibile operazione sul cervello della “macchina”, che rimette tutto a posto in un nuovo assetto, francamente imprevedibile, insomma con  un finale da “happy end”. Spero anch’io che molte aziende sotto cura possano finire allo stesso modo, purchè il medico solerte  possa umanamente ricredersi. Il bene e il male nel management non fonderanno mai  una deontologia professionale come quella medica (spesso anche i medici che sbagliano la fanno franca..), ma c’è sempre la speranza che ci sia un’altra scelta o che le cure siano reversibili. L’importante è sempre ascoltare il paziente e comprenderlo olisticamente; non ci sono mai due pazienti e due imprese uguali.. sempre che ci sia il tempo, e che le amputazioni non siano appunto irreversibili. In tal caso anche il cambio del medico non serve a nulla…

Riflessioni estemporanee ma pertinenti su come si rianima un’azienda.. senza alcun riferimento a realtà concrete.

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