Controllo di Confini e fallimenti “tecnologici” negli USA

Buona parte del mio lavoro professionale nel 2010 l’ho dedicata al BORDER CONTROL. Si tratta di un mercato di Homeland Defense, NON militare o non strettamente “militare”, ma piuttosto di Sicurezza e Protezione Civile: molto spesso  l’unico settore delle tecnologie avanzate che consentirebbe per davvero di salvare la vita dei migranti e dei rifugiati e NON SOLTANTO di difendere gli Stati dal terrorismo e dalle intrusioni ostili (molto spesso anche da possibili azioni criminali contro impianti particolarmente critici, energetici, industriali, ecc. dentro i confini di tanti Paesi).

Come si può ben capire dai fatti nordafricani e dallo stato del mondo, in questo agitato 21° secolo, un mercato semplicemente immenso: di enorme impatto sociale e politico nel Mediterraneo, nel Golfo arabo e in Asia, per non dire del Sud America. Ma che, almeno dalle Twin Towers in poi, è diventato il terreno d’elezione  e di benchmarking competitivo  nel Controllo delle Frontiere USA – Messico, di cui ho già detto qualcosa in questo blog.

E’ SUCCESSO, questo gennaio, CHE JANET NAPOLITANO,SEGRETARIA DEL MITICO DHS (Defense and Homeland Security Dept) AMERICANO, ABBIA FERMATO PER SEMPRE, CON UN CERTO NOTEVOLE DISAPPUNTO  DI TANTI PARLAMENTARI USA BI-PARTISAN UN PROGRAMMA DI “RECINTO VIRTUALE” ALLA FRONTIERA  DEL MESSICO CHE MINACCIAVA DI SPENDERE/SPRECARE A VUOTO  OLTRE UN MILIARDO DI DOLLARI SENZA RISULTATI TECNICI DI ALCUN VALORE, con grande rabbia dei contribuenti americani. Insomma, un mezzo scandalo tecnologico!

Il recinto elettronico virtuale o SBInet (Secure Border Initiative) affidato prevalentemente alla Boeing (come principale Contractor, con la sua sezione Difesa) ha fatto un bel  fiasco annunciato (da molti e fin dal 2006), raggiungendo scarsissimi risultati (in termini di prestazioni quanto-qualitative), e peraltro su pochissime miglia del lungo confine.

MI SONO CHIESTO SUBITO, OVVIAMENTE, COME MAI? PERCHE’? e perchè poi sta per nascere un secondo progetto di RECINTO VIRTUALE esteso che assorbirebbe ALTRI 750 MILIONI DI DOLLARI? Dove ha fallito la Boeing Defense e con lei tanti validi fornitori di prestigiose firme tecnologiche della maggior potenza militare del mondo?

La mia risposta è questa, (in compagnia di qualche benpensante ingegnere americano): fin dall’inizio della prima SBInet l’arroganza tecnologica di casa ha fatto immaginare al Committente e ai Fornitori di costruire un sistema complesso come il Border Control della frontiera messicana con i mezzi, gli strumenti e i software già disponibili sul mercato. La magia dell’integrazione avrebbe consentito di far funzionare bene un unico Moloch, un centro “stellare” di  Comando e Controllo, in grado di mettere insieme il MEGLIO dei sensori diversi disposti in campo.. insomma, come qualcuno ha già detto prima di me: mettere insieme un motore Ferrari con un’ottima carrozzeria  SUV e magari con carburanti di nuova generazione. Alla fine, un vero e proprio disastro della  mitica “system integration”! Un errore architetturale e di progetto: e questo errore della prima SBInet tende a ripetersi adesso! La nuova iniziativa, la SBInet II – tesa al risparmio delle pubbliche finanze -  pretende oggi  di sviluppare con UN MINIMO DI INTEGRAZIONE le soluzioni (di identificazione, allerta  e reazione) per il   grande recinto elettronico col Messico attraverso  più semplici  e meno costosi dispositivi già presenti sugli scaffali degli shop elettronici (con ciò che noi elettronici chiamiamo volgarmente COTS). Di nuovo un probabile errore di Disegno: l’integrazione dei software che governeranno i sistemi di controllo dispersi in un territorio così vasto hanno bisogno di un’ottima architettura di governo. MA, SOPRATTUTTO, LE COMPONENTI TECNOLOGICHE DI CAMPO VANNO RIVISTE E RIPENSATE CON LA MASSIMA ATTENZIONE: oggi i radar, i visori notturni, le protezioni radio e i sistemi di connessione da impiegare in questo settore sono TUTTI CAMBIATI o STANNO CAMBIANDO TUMULTUOSAMENTE… Pensare di usare, OGGI, ottiche ed elettroniche di 10 anni fa non farà veder meglio, ai rangers del CPB,  il messicano che di notte striscia verso il  deserto dell’Arizona o del Texas.

Ma, al di là delle mie critiche (che tanto non sente nessuno al DHS) la lezione di questo flop da 1 Miliardo di $ la dice lunga sul modo di fare innovazione nel settore della Difesa (e per la verità in tantissimi ministeri della Difesa del mondo). Ovvero: se ne fa ancora poca, al di là di quanto non se ne pensi comunemente, immaginando che le tecnologie militari USA siano il non-plus-ultra. Afghanistan e Iraq, come il Vietnam degli anni ’70, stanno a dimostrare che le tecnologie militari sono sempre un pò troppo “rigide” e “conservatrici” (al di là di qualche recente apporto critico che è appena cominciato negli USA da qualche mese, con la riscrittura completa dei Battlefield Manuals).

L’apparato industriale-militare USA va un pò demitizzato! E il settore della Sicurezza (dal terrorismo e dalle minacce più “moderne”) va ripensato con intelligenza critica, guardando sempre agli aspetti HUMAN-centered dell’Organizzazione che sta dietro le Macchine, senza di che le battaglie militari e/o contro l’immigrazione criminale e il terrorismo (anche in casa propria!) rischiano di essere perdute, ad esclusivo vantaggio delle grandi potenze industriali del settore che sono abituate a ricchi e sempre crescenti volumi d’affari indipendentemente dai risultati sul “campo”.

PS: una volta catturati, i messicani “buoni” non sono “respinti”, ma si integrano velocemente in un grande melting pot democratico! Lo dico  a beneficio della lega Nord…

 

 

 

Questa voce è stata pubblicata in innovazione. Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.