Inception dell’innovazione

Qual è il parassita più resistente? Un batterio? Un virus? Una tenia intestinale? No, un’idea. Persistente, contagiosa. Una volta che si è impossessata del cervello è quasi impossibile sradicarla. Un’idea pienamente formata, compresa, si avvinghia qui dentro, da qualche parte”.

Ricorro allo straordinario film di Chris Nolan per dirvi che quando un innovatore ha una visione o un sogno “profetico” sul futuro o sul possibile mercato della sua idea, deve davvero portarsi addosso la trottola di Mr Cobb (Leonardo Di Caprio).

Vi ricordo che l’oggetto misterioso che un navigatore delle menti (anche altrui) deve  sempre portarsi dietro, come nel film,  serve a ricontattare presto la realtà, in caso di fuga necessaria o “imprevisti”. Viviamo in tempi turbolenti: l’immaginazione creativa, il sogno appunto, rischiano di non bastare mai al successo di un’idea, per quanto buona questa possa essere o “apparire”. Nel campo delle tecnologie, e delle loro applicazioni nella realtà, è utile che la trottola ci rimandi al mondo reale dell’economia e della finanza, giusto per minimizzare i rischi. Non sempre, come in Inception, un sogno è condiviso con tanta facilità (e vi ricordo che proprio nel film, infatti,  il ladro o innestatore di idee fa il suo lavoro “sporco” proprio in funzione di un obiettivo concreto di business!).

Per quante buone idee  di prodotti e servizi, tenaci come tenie, si possano produrre (sia pure ben verificate), si deve far sempre i conti con due fattori di rischio  (per me ormai fin troppo scontati): da un alto l’imbecillità conservatrice dominante, che è sempre in agguato sopattutto nelle aziende italiane, dall’altro il tema finanziario  obbligato di chi abbia davvero  la disponibiità all’investimento “produttivo”. Investimento= rischio, non è un’eguaglianza scontata per banche e imprese di questo paese, che è poi la ragione vera per cui bisogna andare a sognare all’estero, con fondi di venture che infatti portano tutti una divisa estera! La cosa stravagante di oggi  è che proprio gli imprenditori coraggiosi di una volta si prendono sempre più paura, si circondano di gente che punta “a mettere in sicurezza il declino dell’impresa” (di fatto accelerandone l’agonia) e fingono di puntare sull’innovazione con un sacco  di chiacchiere  vuote…ma non selezionano quasi mai le idee vincenti, perchè non hanno voglia di rischiare così tanto. Rischiare senza le solite protezioni politiche e bancarie, questo sì è difficile! E proprio per questo le idee che “pagano” con opportune  “trottole” di salvataggio (alcune avventure hanno successo, altre muoiono, come da  regola numero 1 del venture capital) si fanno strada soltanto all’estero…dove almeno c’è  di più l’abitudine al rischio. Qui da noi – nel declino dominante – non si rischia più e si dà ascolto soltanto alle Cassandre che avviano al fallimento le aziende..preoccupandosi soltanto di scaricarne le colpe su “altri”.”Lentamente  muoiono”  (alla Neruda) tutti coloro che non osano più di tanto. E’ tempo di scelte coraggiose. Ci sono tante eccezioni, per fortuna, anche in Italia! Due le trottole giuste: la prima è un buon management del processo innovativo (centrato sui nuovi prodotti), la seconda è l’accesso a fondi di rischio effettivo (di capitalisti che siano disposti anche a perdere, ma che faranno di tutto per non farlo).

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