Ma perchè prendersela con i droni?

Oggi, su La Repubblica, mi sorprende non poco questo bel articolo di Barbara Spinelli sull’impetuoso, esponenziale, impiego di droni nelle varie guerre del mondo.

Il lavoro di  questa grande analista internazionale, solitamente molto attenta e brillante nell’interpretare la politica mondiale, è testimoniato una volta di più dall’attenzione alle questioni “prettamente” tecnologiche della Difesa. La guerra non piace a nessuno, se non a qualche Stranamore  da strapazzo che forse si aggira ancora nelle Control Room di vari eserciti del mondo, ma non capisco davvero perchè la Spinelli  debba accanirsi “esteticamente” e moralmente su “questo ronzio d’api in cielo”… e affermi che “i droni rivoluzionano la tecnica, i cervelli, la democrazia, ma a fini conservatori. La politica di ieri vien resa più efficace eludendo la legge internazionale, sottraendola a controlli democratici. La parola guerra scompare, ma guerra resta: per chi viene ucciso non è una differenza enorme, farsi ammazzare da velivoli con piloti o senza. In patria, saranno ricordati come morti in guerra. Dominiamo forse la mappa immaginaria di Borges. Non i vocaboli del mondo reale.”

La guerra esiste in così  tante zone del mondo: questo è il vero scandalo! E nessuno meglio di Barbara Spinelli sa ben spiegarcene le ragioni, spesso inconfessabili da parte dei governi.  A mio modesto parere è proprio lo scacco della ragione e dell’umanità che genera violenza, necessariamente “calda” (ma non devo ricordare proprio io alla Spinelli l’impossibilità oggettiva di opporsi con la mera diplomazia a Hitler, oppure agli esecutori della strage di Srebenica…). Il deterrente “atomico” della “guerra fredda” è superato storicamente dopo Hiroshima, ma le tecnologie robotiche applicate alla guerra potrebbero forse giocare lo stesso ruolo…. perchè non vederne le pur “piccole”  implicazioni positive? Per carità: non esistono bombe intelligenti, nè droni d’attacco militari che non soggiacciano all’ineluttabile schifezza dell’impiego delle armi, ma non condivido questo passaggio del suo ragionamento:

Il cambio di strategia avviene senza partecipazione degli europei, e senza che essi chiedano conto. Tutte le guerre, anche in Yemen e Libia, sono concepite come brevi e regolarmente s’impantanano. Il fallimento è immenso, l’idea delle missioni umanitarie è a pezzi. Il vocabolo stesso – umanitario – nella migliore delle ipotesi non dice più nulla. Nella peggiore è svilito, giustificando dentro e fuori casa una diffusa e orgogliosa indifferenza al soffrire e morire dell’altro.

È a questo punto che è apparso il drone, cui Obama ricorre assai più sistematicamente di Bush: in Afghanistan e Libia ma anche in paesi come lo Yemen, dove pretende di non guerreggiare, o come il Pakistan, col quale Washington formalmente è alleato. Muovendosi nell’aria come predatori, i droni rappresentano una novità da molti punti di vista: politici, legali, etici. Negli Stati Uniti non è l’esercito a gestirli ma la Cia: difficilissimo chiamarla a rispondere democraticamente delle sue cacce extraterritoriali. E pressoché impossibile, per cittadini e Parlamenti, arginare i governi che danno ordini. Che si sia aperto un baratro tra popolo e potere, storcendo la democrazia, lo si è visto quando Obama si è rifiutato di sottoporre l’intervento libico all’approvazione parlamentare: la guerra condotta con droni e senza uomini non è guerra, ha obiettato. “Non è ostilità”. La legge del 1973 che obbliga i Presidenti a smettere dopo 60 giorni i conflitti, salvo autorizzazione del Congresso, non vale più.

Tutto ciò che precede non ha nulla a che fare con i Droni, ma con la nuova politica di Obama e con i roll-back  occidentali (certo complicatissimi)  dall’Afghanistan; la stessa questione libica può indignarci a dismisura, ma non può sottacere l’esigenza improrogabile di rispettare la recente condanna dell’Aja sul regime di Gheddafi. Se mai, allora, c’è da chiedersi come mai la NATO sia sempre, finora, una  “dependance”  delle tecnologie militari USA. E, a proposito, la CIA forse se ne occupa soltanto “a casa”, ma credo che la Spinelli si sbagli: i droni li usano i militari su campo.

Insomma , poi, i droni non sono soltanto “ARMI”! Alla Spinelli non sfuggirà di certo che i droni servono per infiniti motivi di Osservazione e Difesa Ambientale e Civile, nella Lotta al Narcotraffico, nell’Antiterrorismo, ecc.. E come sempre, in tutto ciò che non vede l’uomo “a bordo” di sistemi di offesa, ed esattamente  come nel  lavoro più pesante in fabbrica  assolto dai robot, la tecnologia è più “amica” che ” nemica”: perchè allora fare del drone un nuovo spettro soltanto militare? Il drone non è, in quanto macchina, un elemento anti-umanitario in sè, un gadget di “morte”: non più di un treno ad alta velocità o di un jet moderno guidato (si fa per dire..) da piloti in carne e ossa, ma assistito da molte innovazioni e invenzioni del tutto umane. Secondo me, il vecchio Borges nella sua Biblioteca gli avrebbe dato uno scaffale importante!

 


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