Follie di un agosto italiano alla fine dell’Impero

Questa estate mi sono preso la mia solita pausa di riflessione, molto marina e salentina; ed anche approfittando della intermittenza della Banda Larga italiana nel “mio” Canale d’Otranto, ho ristretto i miei voli web-panoramici sul Declino dell’Impero, e così ne ho approfittato per capirci qualcosa di più su questa fase acuta della crisi, su “come se ne può uscire”…dal mio punto di vista, quello cioè tipicamente meno considerato, che è poi quello della “ripresa” e della “crescita” (un tema evocato con scarsissima fantasia “operativa” e molto debolmente nelle vivaci discussioni di questo agosto terribile).

Tutti gli economisti, perfino i più autorevoli, sono troppo attenti al divario BTP-Bund, alle triple A o B di Moody’s, o agli stocks difficilmente ripagabili, ormai, dei debiti sovrani di mezzo mondo: ergo, nessuno – salvo qualche appello di rito nei convegni estivi, come quello di Capalbio di ieri – si occupa veramente di come tornare a produrre di nuovo la “ricchezza delle nazioni”, che poi alla fine è quella che consentirebbe davvero alla Grecia di sopravvivere ed a Spagna, Italia e perfino Germania di permettersi il welfare degli ultimi 20-30 anni, non trascurando neanche il non piccolo problema di ripagare i possibili auspicabili Eurobonds (ammesso che si facciano davvero!). Ogni tanto c’è qualche spunto intelligente, come l’uscita della Merkel e Sarkozy sulla Tobin Tax, o come la proposta di Prodi sugli Eurobonds da collegare keynesianamente a “nuove infrastrutture”, ma prevale ancora (?), in questo disperato Paese, una qualche Berghem Fest dove qualche pagliaccio in camicia verde gioca a spararle sempre più grosse, come quando si propone (ohibò!) la supertassa sull’evasione fiscale e si tende scientificamente a salvare i propri perimetri padani del “potere locale” dalla riduzione dei “costi della politica”.

Nonostante l’evidente stato di coma artificiale dell’intero “periodo” Berlusconian-Bossiano, nessuno ha il coraggio di staccare la spina, e le danze sul Titanic continuano senza sosta. L’unica vera forza cogente della sopravvivenza viene dalla BCE o dagli altri Governi UE che ci hanno messo sotto evidente e definitiva tutela. Ma questo, appunto, è difficile che possa dire qualcosa di utile all’Italia in materia di energie, ambiente, re-industrializzazione, ricerca tecnologica (quella che serve davvero!) e indirizzi competitivi sulla scena internazionale. Diciamo: per adesso  da Francoforte e Parigi ci fanno lezioni “greche” e non si aspettano, NE’ SPERANO !, che ci siano scatti di reni nazionali in grado di ribaltare la crisi del debito in una nuova sana alleanza di progresso industriale e innovativo.

Il dramma di questa estate 2011 è che anche i suggerimenti di un Zingales o di un Monti, come le rampogne (perfino di “piazza”) di Confindustria o CGIL, alla fine non servono a nulla, se l’opposizione sociale e politica non fa davvero qualcosa di “forte” per cambiare il “governo” della plancia della nave .. ormai allo sbando. E prima di dire e fare, servirebbe PENSARE una strategia di contestuale uscita dell’Italia dalla crisi e di “simultaneo” rilancio produttivo. Trovo infatti che le ricette di “emergenza” ci siano (in parte) già tutte, ma ne manchi l’amalgama DECISIONALE, oltre che la volontà e il coraggio politico di mettere insieme tutti i riformisti veri…per sbararazzarsi del governo sciagurato che ci porta al disastro. Da questo punto di vista concordo definitely con quanto sostiene Italia Futura, alle cui posizioni mi sento sempre più vicino, dopo le riflessioni agostane (anche perchè sento forte il peso e il senso del ruolo che vi gioca, in tutta evidenza, un intellettuale politico ed un economista innovatore e  capace come il “pugliese” Nicola Rossi).

Credo che il Laboratorio  di IF sia anche  una possibile plancia di comando della navigazione del paese , e certamente un luogo dove – almeno per freschezza d’approccio – sia possibile un’elaborazione ricca e puntuale di SOLUZIONI, senza i  pregiudizi, le incrostazioni “storiche”  e le fatiche  di questi ultimi 15 anni di “blocco” delle speranze riformiste e innovatrici (che furono all’origine della speranza del PD).

 

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