04/ott/2009

Tecnologia delle Emergenze



Le dimensioni del rischio idrogeologico in tutto il Sud sono talmente note da provocare, oggi, molto più di uno scoramento passeggero, dopo Sarno, Messina e innumerevoli catastrofi in Calabria e Abruzzo.
Questa volta la Protezione Civile, scomodamente schiacciata sempre e solo nell'infausto ruolo del "pronto" soccorso, ha giustamente denunciato con parole dure chi non pensa MAI, ordinariamnete, a farsi carico della prevenzione della natura e dei territori.
Proprio mentre avveniva questa iradiddio venerdi scorso, ero in SMA a Noci, a perfezionare gli accordi industriali e commerciali per coprire tutte le esigenze di controllo, ispezione e allarme dei territori con un'alleata PMI d'eccellenza del nostro settore: la Faenzi di Grosseto
. La dimensione delle emergenze sismiche, idrogeologiche, fluviali, costiere e d'incendio boschivo hanno generato una gamma di soluzioni, di sistemi e di applicazioni che spesso, PUR USANDOLA, il Capo della Protezione Civile finge di dimenticare..Eppure le soluzioni e i mezzi di Faenzi e di SMA erano già al lavoro in Abruzzo a poche ore dal sisma, e garantivano anche il funzionamento delle infrastrutture elementari di primo intervento (comunicazioni, diagnostica dei guasti, ecc.).
In generale: non occorre, purtroppo, essere dei geni del marketing per scoprire che in Italia e ancor di più all'estero la nostra offerta nazionale in materia di Protezione Civile può diventare un marchio importante del Made in Italy...e tanto più se le tecnologie sono impiegate per la normale eliminazione progressiva delle cause dei disastri annunciati

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30/giu/2009

Caricabatterie universali: una buona notizia ambientale


Finalmente si accelera su una delle stupidaggini tecniche più allarmanti dell'elettronica contemporanea: i caricabatterie dei cellulari (e augurabilmente di molti altri notebook, netbook e chi più ne ha più ne metta) saranno obbligatoriamente rimpiazzati da ricaricatori USB e micro-USB entro il 2010 (accelerando sulle previsioni).
Un bel risparmio ambientale, considerati i 4 miliardi di telefonini del mondo che si trascinano dietro tutta una serie "storica" di dispositivi multipli di ricarica, tutti tra loro incompatibili (per jack astutamente diversi e per via di altri trucchi pensati solo a favore di chi fabbrica gadget per rapinare i consumatori...).
Il riciclo dei vecchi caricabatterie - se solo venisse fatta un'opportuna campagna di sensibilizzazione da chi ce li vende a getto continuo - sarebbe un bellissimo ECO-BUSINESS.
ANCORA UNA VOLTA LA TANTO DISPREZZATA UE SERVE A QUALCOSA. GLI STANDARD FANNO BENE AI CONSUMATORI E ALL'AMBIENTE!

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29/giu/2009

Sciopero della Rete in Cina il 1° luglio


Apprendo da Estremo Occidente di Federico Rampini che il creatore del Bird's Nest, l'architetto dello Stadio Olimpico di Pechino, Ai WEIWEI, ha chiamato i suoi concittadini all'astensione da Internet il prossimo 1° Luglio, per protestare simbolicamente contro l'accanimento censorio delle Autorità cinesi sull'uso della rete.
I nuovi computer in Cina, infatti, dovranno essere venduti con un filtro software "DIGA_VERDE" che non solo previene la navigazione nei siti porno, ma evidentemente blocca l'accesso a tutto ciò che non piace al Potere..
Non diversamente che in Iran, del resto! Di cui riusciamo a sapere qualcosa solo grazie ai proxy che "anonimizzano" gli IP di origine. La battaglia per tener giù le mani degli Stati dispotici dal controllo della Rete è appena cominciata, qui da noi ci si prova sempre di più (vedi Francia, decreto Pisanu, ecc.).

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28/giu/2009

Elettronica in Sanità, cenerentola senza zucca


Dalla lettura dell'ultimo rapporto dell'Osservatorio del Politecnico di Milano (MIP) sull'ICT in Sanità (da cui ho tratto il diagramma in figura, su cui torno tra un po'..) ho ricevuto ulteriori conferme del mio (ormai noto) disgusto per il cattivo mestiere che gli informatici italiani fanno (o meglio NON fanno o NON riescono a fare) nelle corsie ospedaliere.
Il punto è che - nonostante la spesa di 100 Miliardi di euro all'anno che la salute degli Italiani ci porta via, tra Stato e Regioni -, in mezzo a scandali di varia natura, l'informatica negli ospedali è praticamente un'accozzaglia di soluzioni estemporanee, arretrate, non conformi mai a standard europei e nazionali: insomma un prolungamento continuo di vecchi sistemi gestionali un po' raffazzonati, paghe stipendi e qualche astruso calcolo di DRG. Una ICT davvero "moderna" negli ospedali, a partire da una Cartella Clinica elettronica (ed in rete) per finire a tecnologie di tracciabilità SICURA di pazienti, farmaci e dispositivi medicali - da controllarsi semplicemente, magari in mobilità (grazie al wifi e alla RFID) -, non abita ancora nelle ASL italiane.
I medici, i primari, più ancora dei direttori delle A(U)SL più o meno politicizzati (come ben si sa), sono fonte inesauribile di decisioni soggettive (autorevoli?) in merito alla spesa IN REPARTO e alla fine - come ci ha insegnato il caso della Santa Rita di Milano - nel pompaggio dei DRG e quindi del "super-efficientamento" delle prestazioni A RIMBORSO (su questo rimando tutti i miei lettori di destra e di sinistra al REPORT della Gabanelli..).
Molti dei problemi di sistema di questa Sanità malata, che - nonostante tutto, VA DETTO!, è tra le prime al mondo (grazie agli stessi medici capaci e ONESTI, in maggioranza..) - dipendono da una spesa quasi ridicola nella Cartella Elettronica, nella Dematerializzazione della "carta", nei Servizi Digitali territorializzati, e nel Supporto alle Decisioni sull'efficienza clinica...IL DIAGRAMMA CHE HO CITATO SOPRA CONFERMA CHE SI FA STRADA SEMPRE DI PIU'(IN MOLTI DIRIGENTI SANITARI) LA NECESSITA' DI UNA SVOLTA IN DIREZIONE DI QUESTI SERVIZI, TENENDO CONTO DEI PARAMETRI DI EFFICIENZA, QUALITA', RELAZIONE COL CITTADINO E DI PIU' PRESSANTI OBBLIGHI DI RISPETTO DELLA NORMATIVA.
Sì NORMATIVA! E' necessario, è obbligatorio, ORMAI!, passare ad una nuova fase della Sanità Elettronica, che smonti vetuste e costose infrastrutture e incrostazioni della vecchia e "rapinosa" informatica degli ultimi decenni.. per dare più spazio a ciò che io chiamo sempre più spesso AUTOMAZIONE DI CORSIA - TELEMATICA DELLA SALUTE.
SI TRATTA DI UN PROCESSO IRREVERSIBILE CHE PROBABILMENTE FARA' SALTARE I NERVI A MOLTI POLITICI DI RETROGUARDIA E A TANTI FORNITORI ASL BEN INSEDIATI NELLE QUIETE E MORTE GORE DI TANTI CORRIDOI REGIONALI.
E' ORA DI CAMBIARE!

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01/mar/2009

Giustizia e Tecnologia: una buona notizia!

Stefano Arrighetti (foto dal Corriere della Sera di domenica 1 marzo)



Troppo facile esclamare: l'avevo detto io! La giustizia è passata, davvero, col semaforo rosso, ma poi è tornata sui suoi passi. Meglio così, e che ci sia altrettanto clamore di stampa! Il Corriere della Sera è stato onesto, oggi..speriamo bene!
Insomma il T-RED è assolto, meglio: il suo inventore. Adesso la dico tutta, con Stefano eravamo (e siamo) in gara a Bari (Kria-Mizar e SMA) per la ZTL nel Borgo antico. Per carità: un'applicazione "quasi" banale..ma credo proprio che la velocità di cattura delle immagini delle targhe in flussi veicolari densi, cui accenna Stefano oggi nell'intervista sul futuro del'Autovelox, sia una sfida di intensità almeno pari alla sopportazione che lui ha dovuto avere per tutto il mese di febbraio. Auguri.

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20/feb/2009

Sanità veloce e precisa, ma solo a Treviso?


Le buone notizie nell'informatica sanitaria, dal punto di vista tecnologico, non mancano, ma l'analisi comparativa tra Treviso e Bari l'ha già fatta Pino Bruno, che mi ispira, appunto, questa breve riflessione.
Dunque, il Libretto Sanitario Elettronico a Treviso funziona bene; la domanda legittima è: perchè il benedetto e-government singhiozza a macchia di leopardo in questo strano paese?
La risposta è - ovviamente - soltanto politica, la tecnologia non c'entra nulla. Come sa bene Pino Bruno, che scherza sui nomi delle diverse ASL tra Nord e Sud, la questione sta più nel titolo V della Costituzione che nei cervelli dei tecnici informatici, che sono sicuramente almeno equivalenti nelle due regioni (peraltro tutti attivi in un mercato delle soluzioni ormai realmente unificato e indifferente alle frontiere geografiche).
Non voglio qui fare la conta dei braccialetti elettronici "in via di sperimentazione" nelle diverse Regioni (associabili, peraltro, ai citati libretti sanitari virtuali), che mostrano risultati eccellenti nei singoli ospedali del paese, ma che non sono mai presi "in adozione" da alcun assessorato "regionale" alla Salute. Una direttiva nazionale? manco a parlarne... Eppure come sostiene l'Organizzazione Mondiale della sanità, la identificazione e la localizzazione precisa dei malati, fa spesso la differenza tra la vita e la morte, eviterebbe il 67% degli errori trasfusionali e quasi il 20% degli errori chirurgici.
L'azienda del Gruppo Intini, qui da noi, a Noci, che lavora sul fronte della filiera trasfusionale, la 3RFID, e che cerchiamo di portare al successo di mercato in tempi brevi, si scontra troppo spesso con l'assenza di impietose statistiche "regionali" sui guasti e sui costi economici della malasanità...chissà perchè? E' GIUNTA L'ORA - CON L'OMS - DI GRIDARE LA VERITA' SULL'ESTREMA NECESSITA' DI IMPORRE REGOLE E STANDARD A FAVORE DEI BRACCIALETTI ELETTRONICI, DELLA E-HEALTH E QUINDI DELLA COOPERAZIONE VIRTUOSA TRA LE TECNOLOGIE DI CORSIA E QUELLA DEI SISTEMI SOCIO SANITARI AVANZATI (e quindi con i libretti sanitari elettronici "alla maniera" di Treviso).

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12/feb/2009

Lo scorporo andrà avanti, nonostante Bernabè!

La questione si accende, come prevedevo qualche giorno fa, commentando la ripresa delle idee di Rovati. In realtà se leggete questo articolo de Il sole 24 ore, capite bene che Caio, in versione di "superguru" deve inventare qualche soluzione inoppugnabile per gli azionisti attuali. Appunto: gli attuali..e fino a quando?
Le vicende di Telefonica e Telco (la cordata italiana equivalente alla CAI in Telecom) vanno analizzate contestualmente a tutta la partita dello scorporo e degli investimenti nella NGN. Gli azionisti esteri potrebbero non gradire.. giusto? Ed anche gli italiani.. A me sembra chiaro che la nuova fibra debba essere messa giù PREVALENTEMENTE dallo Stato, TI è troppo indebitata...la NGN dovrebbe essere la vera NUOVA struttura d'accesso: allora approfittiamo della super crisi per fare lo scorporo societario vero e proprio. ADESSO E' IL MOMENTO, questo sarà un modo intelligente di fare investimenti pubblici strategici per il futuro del paese! Se dobbiamo investire in modo anti-ciclico questa è una VIA MAESTRA E CLASSICAMENTE KEYNESIANA, che non fa male a Telecom! Se la difesa di TI passa da un'ostruzione miope ad un vero progetto di modernizzazione-paese, Bernabè si trascina le TLC italiane nella fossa..

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Allarmi per la libertà della Rete


Non contenti di proporre ai medici italiani di diventare questurini anti-immigrazione, con grave danno per la salute - poi - di tutti gli italiani, il Ministero degli Interni ci riprova con Internet.
Sono tutti intenti, in nome della sicurezza, a uccidere la circolazione dei contenuti fastidiosi", a ispezionare il traffico dati dei nostri ISP e a "controllare" e a "oscurare" siti, blog e quant'altro.
C'è senza dubbio la necessità di evitare tanti reati via Rete e da buttar fuori pedofili e nazisti, ma il modo in cui farlo non deve essere nè liberticida nè (soprattutto!) tecnicamente stupido e inefficace.
Condivido totalmente queste parole di Stefano:

Sia ben chiaro, la rete non e’ un luogo diverso dal mondo reale; la rete e’ uno strumento che fa parte del mondo e quindi per i comportamenti attuati con questo strumento valgono gia’ le leggi esistenti! Ma forse il legislatore lo ignora. Sequestri di contenuti, imputazioni di reati, condanne di persone che hanno compiuto reati usando lo strumento Internet, avvengono gia’, su provvedimento delle autorità.

La legge deve essere rispettata, chi compie atti illeciti deve essere sanzionato. L’essenza della politica e’ darsi democraticamente delle leggi e la base della convivenza sociale e’ che esse debbano essere rispettate.

Perche’ questo sia possibile pero’ non serve chiudere o censurare le comunicazioni svolte con lo strumento Internet, ma attribuire le responsabilita’ individuali a chi le ha.



Ma il post complessivo di Stefano Quintarelli, cui senz'altro rinvio i miei 4 lettori, spiega chiaramente COME SIA IMPOSSIBILE TECNICAMENTE REALIZZARE CENSURE E OSCURAMENTI SELETTIVI EFFICACI NEL MONDO ATTUALE DELLA COMUNICAZIONE DIGITALE.
Quindi occorre mobilitarsi per impedire che sulla base di quest'ultima "buona intenzione" a favore della sicurezza, si compiano misfatti liberticidi con i quali si rischia solo di uccidere il naturale sviluppo della rete (con l'ispezione poliziesca e peraltro impossibile dei pacchetti IP, l'oscuramento di interi siti, la preoccupante discrezionalità di nuove autorità "indipendenti"...).
Maledetto sia Facebook che non spegne i gruppi mafiosi e nazisti...corriamo, adesso, rischi MOLTO più seri sulla base dell'onda emotiva suscitata dai soliti imbecilli criminali. E' in gioco la libertà delle persone!

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07/feb/2009

Lo scorporo della rete TELECOM s'ha da fare con Mediaset?


Leggo su Key4Biz alcune interessanti dichiarazioni dell'ex Consigliere di Prodi, Rovati, sul modello TERNA da applicarsi alla rete Telecom. L'interesse sta nel fatto un po' cervellotico, a dire il vero, che lo scorporo si faccia liquidando Telefonica da TI, mettendo in piedi la TERNA delle tlc, e facendo dopo una bella fusione TELECOM-MEDIASET, che avrebbe perfino il merito di DIMINUIRE il conflitto di interesse del Premier...e di creare una grande media company.

L'interesse sta nello scoprire l'ostinazione di un certo ambiente di centrosinistra nell'ammiccamento continuo a Mediaset.

Bernabè, nelle stesse ore, per intanto, dice che il modello OPEN ACCESS, da lui proposto all'AGCOM qualche mese fa, volatilizza la vecchia, superatissima, questione dello scorporo...Staremo a vedere: a fine febbraio se ne saprà di più (con il bilancio di mamma TI).

Una sola cosa, ahimè, è certa, con buona pace di Rovati e di tutti gli onesti scorporatori come me, che da sempre sostengono il modello VERO dell'Open Access: TUTTI GLI OPERATORI TLC EUROPEI ERANO IERI A BRUXELLES, BERNABE' INCLUSO, A SOSTENERE CON LA COMMISSIONE CHE PER FAR FRONTE ALLA CRISI, NEL SETTORE, SI DEVE CONFERMARE LO SVILUPPO DELLA NEXT GENERATION NETWORK (NGN). Un po' come dire che nell'auto ci vuole oggi quella elettrica o all'idrogeno!
Nobili propositi strategici - quelli, tipici, che si dicono nei salotti pubblici per sostenere che usciremo diversi e più candidi dalla crisi - ma per la verità sembra che si sia detto ANCHE (o soprattutto?) ai Commissari UE di "non rompere" per adesso (sulle tariffe di terminazione e sulle troppe regole liberalizzatrici di Bruxelles): gli investimenti DEVONO attendere, c'è da salvaguardare i deboli flussi di cassa di questa stagione..poi si penserà alla RETE NUOVA!
Credo, in sintesi, che la rete NGN abbia bisogno di tanti investitori plurali, ed a maggior ragione oggi, di un forte sostegno pubblico.. ineludibile volano per l'operazione (qualcuno forse riesumerà INFRATEL?)

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31/gen/2009

La giustizia passa col semaforo rosso?


Questa vicenda dell'arresto di Stefano Arrighetti, brevettatore del T-Red (il sensore che rileva l'infrazione del rosso ai semafori), nel momento in cui si inaugurano gli "anni giudiziari" del 2009, mi sembra davvero inquietante, per due ragioni.
La prima è la facile demagogia di TUTTA LA STAMPA nazionale su tale scottante e popolarissimo scandalo nazionale delle mega-multe, che ha già condannato la KRIA senza appello...e senza stare a guardare neanche un po' chi mai "settasse" i tempi del relay ai semafori (forse la KRIA?).
La seconda è la notizia di stampa sulle omologazioni ministeriali del T-RED , che a dire di giornalisti e giudici inquirenti, difetterebbe della mancanza di pari certificazione del PC Industriale connesso al sensore.
Il teorema è che il sensore è buono, ma il sistema e il software associato è invece "cattivo". Ne consegue logicamente che il T-RED sia stato inventato per frodare i cittadini? Boh!
Scommetto fin d'ora che la mega truffa sotto inchiesta della Procura di Verona rivelerà tutte le colpe (evidenti) di chi ha lucrato in vari Comuni sul T-RED, ma manderà assolto il progettista (che non è stato neanche sentito, e che si è consegnato ai Carabinieri di ritorno dall'estero..).
Poi ...può darsi che Arrighetti sia un genio del male, e sono pronto a ricredermi, ma me lo devono dimostrare. Stiamo a vedere se ci sarà pari evidenza di informazioni nel caso ( per me molto probabile) che il progettista non c'entri nulla con i "gestori" reali dei semafori "incriminati".

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23/gen/2009

NUOVO (?) PIANO DI EGOV DI BRUNETTA

Foto da L'Espresso.




Per una volta dissento dal tono medio della blogosfera "tecnica" sul piano Brunetta 2012 per l'egovernment... Era fin troppo facile attaccare il Ministro per il DEJA VU, per la scarsità di risorse, per la STANCA ripetizione dei soliti obiettivi mancati. Ebbene cosa avremmo detto se il prode veneziano non avesse ricompilato l'agenda tradizionale VERA che non va avanti da anni (Carta Digitale, Passaporto elettronico, Giustizia veloce, Sanità elettronica...)? Gli avremmo gentilmente o sgarbatamente ricordato che faceva finta che non fosse stato speso un euro dal 2001 in poi...(Italia.it compresa).
La verità è che nessuno ha fatto molto, centrosinistra incluso, se non trastullarsi con front-end di varie conformazioni in un'Italia sempre più "federalisticamente" confusa, mentre le grandi reti e i sistemi VERI di BACK OFFICE andavano sempre più a ramengo.
La tragedia è quella che ricorda Luca De Biase nel suo blog:

Magistrati e ospedali, scuole e università, comuni e regioni, soprattutto cinquantotto milioni di cittadini stanchissimi attendono buone notizie. Sperano certamente che tutti questi soldi, se si troveranno, vengano spesi per il bene pubblico e non per quello privato. Dunque auguri di buon lavoro.


E' andata come è andata....certo, un grande paese che aspira a uscire dalle sue graduatorie "africane" in questi settori dovrebbe chiedersi se poteva e può permettersi tante voraci cavallette al desco dell'egov! Tra grandi firme e premiate ditte di "consulenza" se ne sono andati in fumo centinaia di milioni di euro, grazie proprio alla "cultura media" dei fannulloni "informatici" delle PA locali. Ovviamente ci sono luci e ombre, ci mancherebbe! Per parte mia preferisco sempre servizi di egov con chiara connotazione "hardware" e servizi misurabili DAI CITTADINI: se introduciamo sistemi (anche costosi) di Sicurezza, Infomobilità e interazione multimediale, almeno la canna da pesca la diamo ai Comuni....

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23/dic/2008

I regali di Industria 2015

Confesso di nutrire molti sospetti sulle graduatorie di Industria 2015, soprattutto di quelle sulla Mobilità Sostenibile (che potete trovare sul sito del programma). Vedo un'encomiabile estensione dei partenariati industriali a PMI financo sconosciute (e spero che non siano solo bluff!), troppa ricerca accademica che "non pubblica su riviste straniere", i soliti noti "primi attori" del panorama nazionale (e ci mancherebbe!), ma il dato che più mi sorprende è la fantastica corsa verso la R&S in Trasporti e Logistica di aziende ICT pugliesi abituate più alla sanità che ai binari o agli interporti. Sarà che qualcuno in Puglia vuole occuparsi di "safety", e qundi di lavoratori a rischio di andare in ospedale...ma davvero vedo crescere molta confusione. La scommessa "critica" di Industria 2015 mi induce a riflettere anche sul post di ieri di Alfonso Fuggetta, in materia di sostegno pubblico all'innovazione.
Alfonso ha citato uno studio sui fondi pubblici destinati alla R&S anche in USA per testimoniarne la grande necessità generale un po' da per tutto nel nostro Occidente "sperduto". Di questi tempi mi sembra doveroso spendere qualche $ in più delle tasse anche là dove i valori assoluti di investimenti privati sono sensibilmente più alti...Ma proprio le note citate dal prof. Fuggetta segnalano giustamente qualche problema, in merito alla possibile e temuta sovrapposizione di fondi e di ruoli finanziari/decisionali di più agenzie USA verso gruppi di ricerca che fanno più o meno le stesse cose:

.....three major, interconnected weaknesses. First, the system carries decentralization to an unproductive extreme. Under current arrangements, it is entirely possible that five different government agencies might be supporting 30 different teams of technologists working on an identical problem without a full awareness of the duplication of efforts. This situation is a particular problem if different groups are unable to learn from each other in a timely fashion.


Ecco a me sembra che questo "errore" sia attivamente perseguito nel "nuovo" approccio nazionale di Industria 2015, con un'evidente gara a fare tutti un po' di tutto, alla faccia delle "masse critiche" di cui si parlava ai tempi di Bersani. Spero di sbagliarmi, ma sarebbe stato molto più saggio separare con maggiore nettezza i temi focali del lavoro di industrializzazione strategica, in modo da evitare qualche evidente duplicazione. A meno che i contributi finanziari alla R&S siano soltanto dovuti per evidenti ragioni cicliche... e che non sia il caso, allora, di piangerci addosso: meglio, sempre, che il convento passi qualcosa a qualcuno...la qualità sperata torna ad essere un optional.
Quella scarsa competitività internazionale che ci rimane in Italia, in qualche settore peraltro non banale, ha sempre bisogno di supporti pubblici (e su questo sono d'accordo!); ma si compete, alla fine, soltanto sui prodotti e servizi realizzati in ottica di mercato!

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27/nov/2008

Chi valuta i valutatori?


Si sa che uno dei problemi principali della ricerca e dell'università italiana è l'assenza di un sistema di valutazione neutrale, scientificamente preparato, effettivamente "terzo" e naturalmente abilitato da concrete esperienze in ciò che si deve concretamente giudicare (in un concorso e non solo). Altrimenti l'autoreferenzialità riproduce caste e privilegi da terzo mondo.
Non diversamente accade, ahimè, nel cosiddetto Project Management o nel Monitoraggio e nella Valutazione dei progetti informatici per la P.A. (locale o centrale che sia).
Sarebbe bello se i valutatori di un progetto di sviluppo di servizi info-telematici per un Ente Pubblico fossero quadri interni davvero indipendenti (intellettualmente/culturalmente) o almeno, se acquisiti dall'esterno ( e quindi pagati allo scopo dalla PA) fossero armati del bagaglio minimo di esperienze professionali utili a esprimere giudizi fondati e a esercitare un controllo di merito competente sui processi e sui risultati di un'opera di ingegneria e/o di sviluppo software.
Non importano tanto i curricula dei valutatori, quanto l'effettiva capacità di comunicazione con chi produce fatti e risultati soggetti ad un successivo collaudo funzionale completo. Nè può valere l'argomento che il valutatore efficace si debba mettere dalla parte dell'utente più semplice e sprovveduto, proprio per il fatto che più è semplice il servizio da rendere (per es. ai cittadini), più una tale prestazione efficace richiede una maggiore complessità di processi e di sistemi di background (invisibili agli utenti) che davvero raggiungano l'obiettivo dichiarato. Insomma bisogna saper entrare nel merito, o detto con parole semplici, che chi valuta tutto questo abbia almeno una volta nella vita fatto (e non simulato) l'esecuzione completa del processo produttivo in esame.
Non si tratta di individuare colpe, che è cosa da lasciare al giudizio storico-politico sul sistema universitario o sulla debolezza congenita del nostro sistema amministrativo, quanto di riportare un minimo di serietà e di buon senso tra gli attori di un processo di innovazione che altrimenti non si sbloccherà mai in questo benedetto paese.
Nelle aziende tutto è molto più semplice (è vero!): a nessun dirigente verrebbe in mente di perseverare in eventuali errori di valutazione di persone che battono la fiacca o che non hanno competenze adeguate ai compiti: i premi e le punizioni sono il sale stesso della sopravvivenza della "ditta". Non si bara mai troppo a lungo. Ecco, se si volesse davvero il bene comune, anche le Amministrazioni non dovrebbero ignorare i profili di competenza, esperienza e professionalità che si vanno a comprare sul mercato degli esperti...altrimenti la ditta-Ente fa fiasco o davvero tanta fatica inutile! Cui prodest?
Ogni riferimento a progetti in corso non è affatto casuale.

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26/ott/2008

Italia.Innovazione..un wiki!


Non so cosa sia questo Istituto per le Politiche dell'Innovazione, ma un post di Stefano mi ha fatto scoprire un wiki davvero intrigante, che suggerisco di leggere criticamente e con attenzione. Molte cose sono condivisibili e non mancano buoni suggerimenti pragmatici soprattutto sul fronte e-gov.

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03/mag/2008

Indigniamoci, ma con giudizio...

Dai lanci del libro si capisce che è un altro salutare pugno nella pancia "molle" di questo paese. Stella e Rizzo sanno bene, del resto, che le uniche risorse per non naufragare sono proprio quelle degli stessi italiani "in minoranza", almeno coloro che riusciranno a non abbattersi, dopo quest'altra amara testimonianza della deriva...Tra questi, quasi per dovere professionale, devo dire che ci sono molti ingegneri, giovani o anziani, tra i migliori al mondo (e che spesso scappano dall'Italia). E tra questi ricercatori e ingegneri, sicuramente ce ne sono tantissimi anche nel mondo "strettamente digitale". Dalle parti della FUB, non a caso diretta da Decina e Sassano, ne circolano tanti: nonostante il rimpicciolimento del paese, continuiamo a farci valere nel mondo. Si può e si deve pensare male della RAI, ad esempio, ma per favore non toccateci il suo Centro Ricerche (mentre tanti parlano a spiovere di Digitale Terrestre, lì c'è qualcuno che ne forgia il vero futuro, anche a livello internazionale); e potrei continuare per decine di casi e di eccellenze atipiche. Tutta gente che, come spesso succede anche a me, deve ingoiare molti rospi...Ma non mi lamento, anzi! Questa ulteriore deriva, anche politica, del paese alla fine ci spronerà "alla grande". Coraggio!

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16/apr/2008

Lavorare per cambiare la P.A. locale è bello?

Una delle ragioni forti della vittoria della destra sta nel semplicissimo dato che la PA di questo benedetto paese si mangia il 53% del PIL, offrendo servizi a dir poco indecenti agli italiani del Nord e del Sud(molto peggio del resto dei paesi della UE, che assorbono da 8 a 12 punti in meno della ricchezza nazionale, ma per dare cose molto migliori ai propri cittadini).
Il PD aveva capito che era arrivato il punto di non ritorno,che era necessario cambiare; ma la vecchia Unione prodiana, con i suoi profondi ricatti "coalizionari" interni, ha perfino impedito la discussione delle vere liberalizzazioni (Lanzillotta sui Servizi Pubblici Locali) e ha ridotto la svolta liberale alle famose lenzuolate di Bersani. Sappiamo come la destra "liberale" abbia osteggiato anche i piccolissimi assaggi di una svolta anti-parassitaria: dai comunisti duri e puri a Tremonti, fu tutto un fremito di paure, unitariamente concentrato nel killeraggio di ogni possibile attacco a privilegi, greppie di potere, caste e via discorrendo...
Ogni Paese si merita la proprie destre e sinistre! La gente ha visto il solito risanamento virtuoso fatto solo con l'aumento delle tasse, l'aumento costante della spesa per il nulla, e alla fine ben scarse decisioni di innovazione. Ha premiato con il voto la destra che chiede meno tasse e meno Stato....Ma non vedo affatto come si possa realizzare questa facile e tradizionale promessa della "destra classica"!

Rifletto su questo punto grazie alle straordinarie dichiarazioni serali di una mia amica che ama lavorare per l'innovazione della PA locale e che crede ingenuamente che questa sfida sia davvero fattibile dall'interno di QUESTA PA (!). Io credo invece che bisogna sbarazzarsi al più presto di questi extra-costi e approfittare della vittoria della destra per sbaraccare davvero (in senso liberale autentico!) queste macchine mangia-soldi, per aprire davvero al mercato. Ciò è tanto più vero nell'innovazione informatica e digitale, dove la spesa se ne è andata tutta verso varie greppie pubbliche, intermediazioni da rapina (da imprese ICT senza scrupoli) e inani sforzi (Italia.it!)...
La mia amica, nel suo piccolo ci campa, ed è perdonata, ma mi auguro che non ritorni o continui una politica di mero vezzeggiamento delle burocrazie locali (alle quali non pare mai vero che qualcuno sappia usare perfino un PC). Purtroppo non siamo autorizzati a pensare, finora, che Berlusconi o Stanca passino al fare davvero la svolta necessaria di efficienza, oltre le chiacchiere già ascoltate sui sogni di modernizzazione dal 2001 in poi (peraltro ripetuti e ben emulati da un centro-sinistra egualmente vacillante sui fondamentali!). Parlo dell'ICT, ma ovviamente anche dei Trasporti Pubblici, del Gas e dell'Acqua...Quando questa buriana post-elettorale sarà passata voglio vedere le novità di questa nuova annunciata apocalisse liberale. Ben venga, dico io; aspetto di ricredermi. Temo, però, e con la massima voglia di essere smentito, che i consulenti (a vario titolo) della PA Locale ingrasseranno ancor di più a scapito del necessario sfoltimento della spesa pubblica locale!

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12/apr/2008

Non facciamo scherzi!

La posta in gioco E' SEMPRE PIU' ALTA, ad ogni elezione! Che tutti i grilli escano dalle nostre teste!



E in stile "milanese!:

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20/mar/2008

Sboom dell'e-government?


Le anticipazioni del Rapporto Assinform 2008 sono da "venerdi santo", cupe quanto basta. Provo a commentare un punto dolente, che è poi quello più sottolineato da Guerci (Thinktel) e Capitani (Net consulting):

Insieme alla discesa degli investimenti infrastrutturali in tlc, passati dal -1,5% nel 2004 rispetto al 2003, a - 4,7% nel biennio 2007-06, il quadro che emerge è quello di un fallimento della politica pubblica sull'informatica. Così invece di essere uno stimolo dello sviluppo, come avviene in tutte le economie mondiali che affrontano la globalizzazione come un'opportunità di sviluppo, l'informatica pubblica frena gli slanci d'innovazione del Paese.

"Gli italiani hanno una vera e propria fame d'innovazione e appaiono ben più lungimiranti di chi amministra la cosa pubblica"
I miei lettori ricorrenti sanno quale sia da anni la mia posizione in merito alle mitologie dell'egov; non per questo mi rallegro della situazione.. e degli esiti già previsti.Per cambiare passo, serve una professione di umiltà e di consapevolezza di "non sapere" da parte dei responsabili dei progetti di innovazione pubblica. Ed invece posso testimoniare che ogni giorno avviene il contrario: una burocrazia degna dei racconti di Gogol sugli impiegati della Russia zarista "lavora" quotidianamente a smontare la tela di Penelope dell'innovazione. Con argomenti allucinanti e irresponsabili, dai Comuni a tanti altri Enti Pubblici. Non a caso posso egualmente testimoniare le lodevoli eccezioni: di quadri e dirigenti che lavorano come tutti noi (altri) nelle aziende, ma si tratta appunto di un pugno di eroi, perfino malvisti quando si fermano negli uffici fino a tarda sera...PER USCIRE DALLA SOGGETTIVITA' E DALLE FACILI CRITICHE: il dato della mia opinione trova conferma in quello statistico dell'Assinform.
..la riduzione della spesa informatica riguarda solo la parte che viene posta sul mercato. Oltre la metà, infatti, pari a 1,5 miliardi di euro, finisce direttamente nelle casse delle società pubbliche in house, cifra che cresce di oltre 100 milioni di euro l'anno. I risultati di un'informatica che continua a essere applicata al di fuori di ogni criterio concorrenziale, scelta non attraverso selezioni sulle migliori offerte, ma per aumentare l'occupazione politica del mercato, si vedono in un e-government che non decolla, anzi arretra: i siti pubblici, infatti, sono gli unici il cui utilizzo è in netto calo.

Quindi: la spesa in ICT (quando faticosamente si mette in moto - specie al Sud) si orienta solo verso strane creature fuori del mercato. L'in-house + il gogolismo dei funzionari produce disastri annunciati. E SICCOME MI TOCCA ESSERE OTTIMISTA, BISOGNERA' AVERE ANCORA PIU' PAZIENZA: ALLA FINE TRA VESSAZIONI BUROCRATICHE E DILETTANTI ALLO SBARAGLIO (consulenti rigorosamente selzionati dalla politica) QUESTI DATI SI RITORCERANNO CONTRO LE STESSE AA.LL., E ALLA FINE TORNEREMO A RIVEDER LE STELLE. Speriamo che non sia troppo tardi.

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03/mar/2008

Ritornare sulla PA!


Pensavo di abbandonare per sempre il mercato dell'informatica per la P.A.
Avevo personalmente deciso di mollare: è un settore troppo scivoloso, burocratizzato, noioso, percorso da assurde fumisterie e frequentato da millantatori di ogni tipo (dai grandi Fornitori predoni ai project manager "inventati"). Non è certo il mio "core" business quello dell'egov e dei portali per la P.A.: vengo dalla progettazione di sistemi embedded ed in tempo reale, mi trovo ovviamente meglio a trattare sistemi tecnologici complessi e reti di comunicazione, piuttosto che qualche abbecedario di "servizi" di cosiddetto e-government(che davvero son poca cosa sul piano tecnico, eppure diventano montagne eternamente scalate e ri-scalate da novelli ipocriti Sisifi che non vogliono cambiare nulla nella "morta gora" della PAL italiana). E' vero che alla fine frequento tantissimo la PA centrale o varie Autorità Pubbliche, Enti, Agenzie, Comuni e Università. Quindi come sottrarmi alla richiesta di fare un po' d'ordine nella "terra desolata" dei programmi incentrati sui Portali e sui "CONTENUTI" per la PA? So come va il mondo dell'IT nazionale e chi veramente sa (e vuole) fare innovazione digitale nei Comuni. Allora, un po' tirato per i capelli, ho deciso di tornare a lavorarci. Per fortuna conosco le 10 aziende che possono davvero contribuire ad un cambiamento vero (ammesso che i Clienti lo vogliano davvero!). E TRA QUESTI 10 NON CI SONO MULTINAZIONALI... nè americane nè italiane. Ma botteghe artigiane appena industrializzate o PMI che faticano a vendere prodotti e servizi fuori casa, ed a CRESCERE E CONCENTRARSI. Eppure sono buoni campioni regionali! Insomma: ci si può provare ancora: le occasioni non mancano. Ad esempio date uno sguardo ad ADMINISTRA.IT (canale SKY 887) e scoprirete che i contenuti via satellite ci sono e che la Openet di Matera, ad esempio, può dire qualcosa di innovativo anche all'Africa e al Mediterraneo. Oppure SAGA nel back office dei Comuni o ancora LINKS per i DSS pubblici....
Diciamo alla Obama: si può (o almeno si spera). E' importante però che i cittadini VEDANO davvero qualcosa, non solo rendiconti immaginari di servizi virtuali: insomma che vedano sistemi funzionanti di infomobilità e sicurezza, carte di identità elettroniche operative, applicazioni web semplici e cooperative, non solo qualche paginetta web pagata dai contribuenti a caro prezzo!

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05/set/2007

EUTELIA compra tutto.


Dicevo a Ferragosto che avremmo presto visto la fine positiva di EDA...nelle fauci di qualcuno che fosse in grado di tenere buone relazioni con alcuni apparati critici della sicurezza.

Eutelia ha ingoiato anche questo boccone, dopo quelli già pesanti di BULL e GETRONICS.
Mi auguro che il fiero pasto non generi singhiozzi. Le acquisizioni per fusione sono difficili e gestionalmente molto complicate; sul mercato IT, poi, la crescita per linee esterne rischia di essere solo apparente.
Io conosco, peraltro, un' EUTELIA TLC, che a sua volta deve fare non pochi sforzi su un "mercato" ben più grosso, dove le regole sono (STATE) quasi da Far West.L'IT potrebbe essere un approdo più sicuro, in attesa di vedere qualche cambiamento di sostanza nel mondo complicato delle TLC nazionali. La cosa indiscutibile è che l'operazione è tutta made in italy (distretto Toscana!).

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22/ago/2007

Tecnopolis, le infrazioni europee e...il "futuro"


A fine giugno già si sapeva dell'infrazione notificata dalla Corte europea di giustizia alla Regione Puglia per gli affidamenti diretti a favore di Tecnopolis (in numerosi programmi di impiego dei Fondi Strutturali del ciclo 2000-2006, in materia di ICT). Oggi ne parla un corsivo di prima pagina dell'edizione locale di Repubblica, con un tono - a dir poco scanzonato - che allude alla risoluzione del problema (in sintonia con la Bersani) attraverso la totale acquisizione del residuo 1% privato del capitale di Tecnopolis, da parte della stessa Regione. Continuo a pensare che il vero problema segnalato dall'infrazione sia nella sottrazione al mercato di importanti risorse di sviluppo, non certo l'architettura delle caste...più o meno sindacalizzate e che si affrettano ad "aggiustarsi" (per carità dal loro punto di vista non vedo altra scelta!)
Per me sarebbe utile e divertente, piuttosto, leggere questo nuovo atteso piano industriale di Tecnopolis per il 2007-2013: forse così capirò come si fa programmazione con VINCOLI A PRIORI...Poi qualcuno dei candidati alla segreteria del Partito Democratico, o comunque alla sua Direzione regionale, mi dovrà spiegare come non bastino 15 anni per risolvere più intelligentemente il bubbone Tecnopolis (con 3-4 spin off efficaci, come proponevo nel '94) e come il ruolo delle agenzie pubbliche (manco fossimo nei Soviet pugliesi) si concilii con una visione moderna del merito e della trasparenza, soprattutto nei terreni più sofisticati dell'innovazione. Errare è umano, perseverare è diabolico!

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13/mar/2007

Tronchetti, allora, lasci..?

Leggo sul Sole on line, stasera, la notizia del miliardo di debiti di Olimpia. Forse Tronchetti lascia...non vede l'ora! Ha comprato Telecom a 4 euro ed il valore oggi è poco sopra 2 euro. Senza contare i disastrosi debiti di mamma Telecom...C'è un'altra SwissCom che voglia comprarsi Olimpia, dopo Fastweb? Che strani terremoti in questo marzo 2007! L'unico che forse fa un grande affare e rimane (perfino) sulla scena digitale è Silvio Scaglia..ma nel frattempo i vaticinati severi scricchiolii delle TLC sono ormai crepe visibili. Avanti tutta con il wimax!

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20/feb/2007

Sull'italianità di Telecom


Non sono d'accordo!

Su La Sicilia di domenica scorsa Enrico Cisnetto (del quale condivido numerosi e volenterosi suggerimenti all'economia italiana) ritiene che dietro lo spettro spagnolo di Telefonica nella scatola di controllo di Olimpia (solo il 18%! della Telecom di casa) non ci sia altro che un legittimo interesse del duo Benetton-Tronchetti.
Dice Cisnetto:

.....siamo costretti a pensare che il “ben altro sotto” non ci sia nella trattativa con Telefonica, ma in chi surrettiziamente la osteggia. E poi, siamo chiari: nella situazione che si è venuta a creare – tra il debito generato dall’opa che si trascina da anni, e le vicende finanziario-politico-giudiziarie degli ultimi tempi – Telecom ha bisogno di stabilità azionaria – accompagnata da una governance meglio definita di quella attuale, figlia dell’emergenza – e di alleanze industriali forti. Per conseguire questi obiettivi fondamentali, se qualcuno ha idee migliori le comunichi (pubblicamente), altrimenti eviti il sabotaggio di quelle altrui.


Credo che l'interesse delle grandi banche nazionali (Intesa in testa) di cui parlano i giornali di oggi non sia un sabotaggio...(tanto poi il duo ci riprende comunque i soldi!)
Il fatto è che la Next Generation Network ed il TRIPLE PLAY di cui noi tutti ci sciacquiamo la bocca (da Thinktel ai bloggers pro Telecom) ha certamente bisogno di stabilità azionaria e di tanti investimenti per portare la fibra in casa degli utenti.
Vista la situazione degli armadi Telecom (come ben ha documentato la Gabanelli sui Rai 3), abbandonati ai cani randagi, siamo proprio sicuri che gli spagnoli la voglian fare questa NGN in Italia? Io dubito perfino delle banche italiane... figuriamoci! Ne abbiamo viste tante in casa Telecom : a me vanno bene spagnoli o banchieri cattolici, purchè ci sia un piano industriale che non ci releghi ad una classifica di terzo mondo. Si tratta, banalmente, del punto di vista degli utenti - sorry! - dei clienti o consumatori ITALIANI. Non facciamo altri pasticci, per la fretta di togliere il duo Benetton-Tronchetti dagli imbarazzi del caso! Si aspetta, quindi, con una certa ansia, di sapere dal CdA di Telecom Italia del prossimo 8 marzo cosa diavolo ci riservi NON SOLO LA FINANZA INTERNAZIONALE MA L'INDUSTRIA DELLE TLC: rete d'accesso scorporata e come? NGN si, no, forse, ma quando? Quali nuove regole per gli altri eterni NEW ENTRANTS?

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06/feb/2007

Da che parte sto?

Sulla questione reti, gestioni dei relativi servizi e proprietà delle reti sto con Enrico Cisnetto!

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08/dic/2006

Retoriche dell'Innovazione

Lunedi prossimo si discute L'INNOVAZIONE NECESSARIA a Roma presso la Fondazione Basso. Il Secolo della Rete mi ha consentito di vederne già da tempo molti articoli e contenuti. La lettura del contributo di Giulio De Petra mi ha riconciliato con uno dei principali responsabili (ma sarà stato poi così rilevante il "suo" ruolo?) delle STANCHE politiche dell'egovernment nazionale, targato centrodestra. Osservo che il suo odierno ragionamento, tutto interno ad un quadro di necessaria evoluzione della politica dell'Unione e del centrosinistra, pone domande e questioni giuste. In particolare Giulio si chiede come l'anima riformista "moderata" e/o quella cosiddetta "radicale" nel nuovo governo sapranno davvero guardare al cambio di paradigma socio-culturale che la Rete porta con sè, ben al di là delle componenti tecnologiche-industriali (tlc, IT, ecc.) che spesso vengono scambiate da chi governa per la sostanza del mondo della Rete.
Giulio dice a proposito delle tecnologie della Rete, ed io conconcordo totalmente,

che chi ne parla molto non sa usarle, chi potrebbe usarle politicamente non ne parla abbastanza.

Forse è questo il problema che impedisce di andare nella direzione auspicata da Giulio:
Retoriche inefficaci di modernità e diffidenze pregiudiziali andrebbero
rovesciate nel riconoscimento di una doppia, reciproca opportunità:
non vi è innovazione efficace abilitata dalle tecnologie di rete
se non nel contesto di un radicale cambio di paradigma nell’organizzazione
produttiva e sociale; non vi è possibilità di un cambiamento radicale dell’organizzazione economica e sociale senza un uso pervasivo e politicamente consapevole delle tecnologie di rete.


Ne consegue un suggerimento molto (forse troppo) coraggioso: considerare la conoscenza come un bene comune, sottratto alle regole del mercato (dalla politica!), sulla scorta degli esempi tipici della produzione e distribuzione in rete della conoscenza: qualcosa che effettivamente il popolo della rete quotidianamente opera....Qui non si capisce se Giulio abbia in mente anche la distribuzione "libera" di contenuti digitali o solo di servizi e di software Open pronti al "riuso".
La utopica e bellissima frase di Giulio che apprezzo tanto (MA CHE VORREI DISCUTERE A FONDO) viene qui:
La pretesa di utilizzare le leggi del mercato per produrre e distribuire
conoscenza mediante le tecnologie di rete è irrealistica e determina quella che siamo abituati a chiamare la “scarsità artificiale” che impoverisce e deforma la sua “ricchezza naturale
”.

Sono convinto che questo sia il nodo dell'innovazione in Rete nei prossimi anni, ma ho qualche dubbio che si possa sfidare il mercato (e anche la povera politica che lo stesso De Petra denuncia) con tanto facile entusiasmo. In fondo proprio sulla coniugazione equa tra mercato e "commons" si gioca la battaglia sui Contenuti Digitali e sull'Accesso Neutro e Libero dei cittadini alla rete (basti vedere, ad esempio, la battaglia per l'iDRM di DMIn.it e/o la diffusione del wimax contro le RETI chiuse dell'IPTV).
Non c'è dubbio che ci sia ancora tanto da lavorare (e da riflettere sul mercato all'epoca della Rete), ma non me la sentirei così facilmente di immaginare che la "ricchezza naturale" sia una moneta di tanto facile circolazione (come difendiamo, altrimenti, il reddito e la creatività di autori, artisti, progettisti, scrittori, ecc.?). Meditiamoci su...QUESTA POLITICA NON POSSIAMO CHE FARLA NOI E NON I POLITICI DI PROFESSIONE, CHE A STENTO CAPISCONO I MERCATI DELLE TLC E DELLE RADIO-TV!

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28/ott/2006

La farina e il pane: nuovo appello dei providers Internet

Come non diffondere il nuovo appello dell'AIIP? Stefano ne parla ancor meglio sul suo blog con una metafora efficace: Telecom vende il pane, ma anche la farina ai suoi concorrenti! L'appello è perchè l'AGCOM rifletta bene su come calcolare il prezzo all'ingrosso della farina. Dopo tutte le sfuriate di settembre sulla vicenda Telecom, a me sembra di capire che lorsignori si sono dati un anno di tempo per "cominciare a pensare ad una gestione diversa della rete d'accesso". No, cara AGCOM così non va!
Ed in più aggiungo che, appena fatto il catasto delle frequenze, a gennaio-febbraio 2007, vorrei conoscere i costi del wimax italiano e le regole geografiche di accesso e distribuzione delle nuove licenze! C'è una direttiva europea da rispettare in tutta la gamma dai 500 Khz ai 9 MHz.

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15/ott/2006

Disegni di legge sulla transizione al digitale.....

Finchè non leggo un testo vero del Disegno di Legge del 12/10 scorso, proposto dal Ministro Gentiloni, non commenterò. Mi preoccupa che si inizi con il non sapere bene di cosa si tratti....Un DDL non è una legge, è un manifesto!

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04/ott/2006

Ma non eravamo all'avanguardia (secondo Stanca)?


Questa mappa forse la leggete meglio qui. Viene da EUROBAROMETRO 2006, rappresenta la densità dell'xDSL nelle abitazioni dell'Unione Europea. Ripartiamo dalla realtà, per favore! Stiamo messi male davvero, altro che Next Gneration Network.
Se poi volete sapere come la penso sulla bonaccia post-sciopero TELECOM di ieri, condivido totalmente quanto riporta Luca De Biase da un recente convegno dell'Osservatorio BELTEL (a proposito, oggi presieduta dal mio amico Mario Citelli, barese di nascita e milanese d'adozione).
Se andate al link della mappa, vi leggete meglio anche un articolo di Subioli su cosa bolle nella pentola dell'e-government, a proposito del rovesciamento corretto tra front-end e back-end che Nicolais e Lanzillotta vogliono giustamente operare.

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11/set/2006

Alice delle Meraviglie in Telecom e l'esperienza inglese di Open Reach

Non sbagliavo ieri a prevedere un bel po' di confusione dopo il CdA Telecom. Nulla è compiuto, tutto è in movimento...E' vero, ma l'11 settembre c'è stato, eccome! Ma forse all'incontrario?! Mi meraviglio, ma vedo che già molti esperti vogliono credere davvero al fumo negli occhi che Tronchetti Provera sparge con le sue slides, quando parla dell'ultimo miglio.
La "riorganizzazione" di Telecom passa dallo scorporo (futura vendita) del Mobile (TIM) e dalla simultanea creazione di una società per l'ULTIMO MIGLIO. Ci sarebbe da fare salti di goia, allora?
Avremo anche noi un'OPEN REACH con 30.000 persone, come da gennaio capita nel Regno Unito? Anche i pulmini di BT sono stati riverniciati in grande fretta, le insegne lì sono separate DAVVERO! E le cose pare che funzionino.
Sono pronto a confessare di non aver capito mai nulla delle TLC italiane se succede anche da noi.
Tronchetti dice perfino di più:

The creation of a separate company which includes the access
network and the related wholesale services will make the
transactions between access and retail units fully transparent


e addirittura:

Telecom Italia will also ask the Italian regulator to adapt all its
other decisions to the new, more competitive environment and
face a reduced regulatory burden


Naturalmente tutto questo per fare la nuova MEDIA COMPANY "ALICE" in condizioni di piena competitività con tutti gli altri operatori...Mi chiedo: sarà ALICE nel paese delle meraviglie?
Riepilogo: Tronchetti è un capitalista serio, pensa a sanare i debiti e a salvaguardare il valore della Pirelli; quindi, a malincuore, si appresta a vendere TIM ai Debenedetti o agli spagnoli (dopo aver giurato soltanto un anno fa che era strategico tenere insieme fisso e mobile), ci regala la liberalizzazione all'inglese (del wireless neanche gliene frega niente)pur di venderci i pacchetti SKY e il calcio sui decoder IP-TV(ALICE e non solo!). Ma sì, a queste condizioni ci stiamo tutti. I sindacati dovrebbero fare uno sciopero alla rovescia e chiedere ai De Benedetti di fare un "piccolo" sforzo nazionalista, tanto i posti di lavoro TIM non si perdono comunque....
E' TELECOM che chiede alle Autorità Regolamentari di capire in fretta l'opportunità di queste scelte strategiche e di avallare il piano di questo 11 settembre alla rovescia.
Ma allora io lo prenderei in parola! Open Reach esiste, SEPARATA, da British Telecom perchè lì c'è l'OFCOM (appena un po' più robusta della nostra AGCOM), ed una piccola entità di controllo che si chiama EAB - Equality of Access Board, che, a quanto pare fa sul serio...ed ha i mezzi e le capacità per fare il cane da guardia della LIBERTA'.

CREDO DAVVERO CHE NON CI CAPIREMO NULLA PER I PROSSIMI 6 MESI A MENO CHE TRONCHETTI NON CI NASCONDA ALTRE CONDIZIONI PER AVVERARE QUESTO BEL PAESE DI BENGODI......

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07/mag/2006

L'e-government che verrà


Il rito del Forum annuale della Pubblica Amministrazione, questa settimana (8-12 maggio) a Roma, con le solite chiacchiere sulle magnifiche sorti e progressive dell'innovazione "digitale" (?), sarebbe particolarmente divertente, se non gli rubasse spazio e attenzione l'elezione del Presidente della Repubblica. Presi in mezzo tra il governo dell'"innovazione tradita" e quello nuovo, mezzo misterioso, che verrà, gli organizzatori hanno costruito un simpatico programma di "larghe intese" fin dalla composizione del Convegno inaugurale, che ad esempio schiera insieme, a discutere di P.A. e digitalizzazione, Lucio Stanca e Linda Lanzillotta, e alla fine, venerdì (spero con D'Alema già al Colle) Amato ed Alemanno. Cito alla lettera:


Alla politica spettano i compiti di regia, di indirizzo, di qualificazione di una domanda pubblica di qualità in grado di supportare il necessario cambiamento; alle imprese l'offerta di beni e servizi avanzati in un mercato concorrenziale, basato su regole certe. La discussione vuol porre all'attenzione della nuova legislatura e del nuovo Governo la necessità di imprimere un profondo cambiamento su questo tema, con una politica di respiro strategico capace di trasformare la domanda pubblica in uno degli strumenti più importanti d'innovazione e sviluppo per il Paese, lasciando alla libera concorrenza il ruolo vitale, che l'Europa le riconosce di rispondere in modo efficace a richieste di servizio sempre più esigenti.

Come non essere d'accordo?
Il fatto è che (al di là degli opuscoli celebrativi distribuiti alle famiglie italiane, con la modica spesa di quasi 8 Milioni di euro ed esilarante lettera elettorale di Berlusconi) il fallimento dell'egovernment del Ministro Stanca è sotto gli occhi di tutti. Mi dispiace per Stanca, da cui perfino io mi attendevo un altro piglio, ma i fatti (i risultati) sono evidenti:
  • a) le infrastrutture abilitanti sono ferme al palo di partenza, con un divario ancora maggiore in termini di Internet per tutti,cui si è preferita la favola del Digitale Terrestre e dell'improbabile "governo elettronico" via TV;
  • b) i promessi servizi on line non si vedono, se non nelle solite Amministrazioni Locali già pronte,.. basterebbe fare un giro sui web dei Comuni e delle Province del Sud ( e ahimè della Puglia in particolare);
  • c) l'impronta tecnocratica e spartitoria del Primo Piano Nazionale per l'egovernment ha partorito topolini imbarazzanti ma ottimi rendiconti amministrativi in sede CNIPA; il coinvolgimento delle persone nelle organizzazioni pubbliche è stato sistematicamente espropriato a favore di pochi fornitori di "sistema", ma i risultati sono davvero episodici: dalle inesistenti Carte dei Servizi alle Borse Lavoro regionali/nazionali, dagli Sportelli Unici alla Posta Elettronica Certificata, non faremmo che contare "disastri", particolarmente al Sud che pure ci ha aggiunto un sacco di soldi "europei";
  • d) i vari cantieri dell'innovazione sono sempre stati aperti in ritardo, con tempi simili a quelli della SA-RC, forse perchè davvero si è ritenuto che la spesa (peraltro scarsa) in questa direzione fosse un lusso da limare: basti guardare al portale Italia.it e alle manfrine in corso sui Contenuti Digitali del Bel Paese o alla Borsa Continua Nazionale del Lavoro, dove tutti (Stato, Regioni e Comuni) "fanno" di tutto e quindi alla fine bloccano qualunque concreto avvio di qualsiasi straccio di servizio di "sistema", alla faccia della "governance"
.
Una risposta a tale livello di confusione per fortuna c'è già : il MasterPlan dei primi 100 giorni del nuovo Governo, in gran parte raccolto dal Programma dell'Unione. A Forum PA io vorrei già sentirne parlare concretamente!
Se effettivamente, nel Governo Prodi, ci sarà un Mr. o una Mrs. LISBONA in grado di coordinare, anche con le Regioni ovviamente, il rilancio della competitività italiana attraverso una visione unitaria e integrata dell'Innovazione Digitale, ci sarà un primo vero passo in avanti. Serve riaggreggare le competenze sparse tra i ministeri della Comunicazioni e della Ricerca e portare l'egovernment dentro la Funzione Pubblica: allora davvero potrà nascere il proposto Consiglio Nazionale dell'Innovazione, cui spero segua immediatamente un'analoga iniziativa regionale in Puglia. Da qui potremo ripartire, fuori dal marasma attuale.

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