31/gen/2010

I misteri all'italiana del SISTRI


Il SISTRI ha finalmente il suo bravo portale,
dove chiunque può farsi un'idea di cosa prometta di fare e COME (?) questo decantato sistema di tracciabilità dei rifiuti, che dovrebbe proiettare l'Italia all'avanguardia in Europa, cominciando dall'antipaticissimo territorio della Campania.
Immediatamente e giustamente si è sollevata una bufera mediatica avversa, che ha portato anche ad un vivace gruppo Facebook, del quale è meglio non riportare in questo blog le opinioni medie degli operatori e degli addetti ai lavori (presumibilmente non tutti "gomorristi" e canaglie, ma piuttosto gente onesta e lavoratrice in maggioranza..).
Dispiace che i Carabinieri debbano trovarsi a fronteggiare questa protesta, che punta ormai esplicitamente al rinvio dell'adozione del SISTRI. Ma l'Arma putroppo non c'entra nulla, dobbiamo prendercela invece con il Ministero all'Ambiente e con le solite lobbies nazional-popolari, che fiutano tempestivamente il "colpo" di business alla faccia della serietà e, spesso, della decenza...
I misteri del SISTRI sono tanti. Per adesso evoco soltanto quelli NON tecnologici, che pure sono tanti! Ho studiato da almeno un anno in qua un sistema migliore di identificazione, localizzazione e tracciamento delle flotte dei mezzi adibiti ai RSU e agli speciali, e quindi ne parlerò prima o poi anche tecnicamente. PER ADESSO MI LIMITO A DIRE CHE DA OTTOBRE SCORSO SI E' FATTA IN FRETTA E FURIA QUESTA STRAORDINARIA CAMPAGNA DI PROMOZIONE E RAPIDO AVVIO DEL SISTRI, SENZA IL BENCHE' MINIMO RICORSO A PROCEDURE CONCORSUALI DI GARA, per mettere eventualmente a confronto tra loro sistemi e soluzioni davvero competitivi e d'avanguardia. Niente di tutto questo! IL PRIMO (relativo)MISTERO E' COME SIA STATO POSSIBILE AVVIARE IL SISTRI SENZA UNO STRACCIO DI GARA.
Ci sarà certamente una inoppugnabile ragione tecnico-giuridica perchè tutto questo è avvenuto! Magari una ragione anti-mafia o di Protezione civile, dato che ormai - come ben dice Eugenio Scalfari oggi,- lo Stato disossato dalle sue SPA e varie Agenzie sempre più "autonome", procede senza rispetto di regole e criteri di utilità EUROPEI ad assegnare contratti d'appalto a chi dice il maggiorente di turno o AD di "Pubblica SPA".
Il SISTRI sembra - ma viene detto molto SOTTOVOCE - appannaggio esclusivo di Selex e Telecom Italia, che si sono inventati un meccanismo assurdo di black box, di chiavette USB e di controlli satellitari che - a guardare bene le specifiche pubblicate sul portale SISTRI - sono quanto meno MISTERIOSE, come lo sono le OFFICINE dove i trasportatori di rifiuti dovrebbero montare le "scatole nere" del sistema di tracciamento (come se già non ce ne fossero, e senza alcun rispetto dei software di elaborazione dei dati applicativi già a disposizione del mercato...).
Ma tutto questo, per la fretta dei colleghi ingegneri che ci hanno lavorato, sarebbe perfino perdonabile (lasciando da parte le altre tecnologie più economiche di cui si sono semplicemente dimenticati..), se non leggessi addirittura di telecamere da piazzare in ciascuna discarica autorizzata.. (rido per non piangerci su! Ve lo immaginate un controllo di tracciamento verificato da un'inutile rete di TVCC? ma in quale mondo vivono quelli che l'hanno pensata una cosa del genere?).
I misteri tecnici sono sicuramente più ridicoli, ma indubbiamente minori di quelli procedurali organizzativi e di legge. Forse anche i Carabinieri prima o poi indagheranno su questo giallo italiano, se non altro perchè il Sistri gliel'hanno appioppato proprio a loro.

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16/set/2009

Follie brunettiane


Può un ministro della Repubblica sbattere in home page la propria rabbia autolesionista contro chi gli contesta i dati fasulli sul debellamento dell'assenteismo?
Miei cari lettori, attenzione! vedo sempre più chiaramente una deriva autoritaria di questo berlusconismo furioso e "morente" NEL DEGRADO PIU' ASSOLUTO DI CIO' CHE LA GENTE CHIAMA "POLITICA". Non bastava il ricatto a Gabanelli e a Santoro, il bavaglio a Floris, la serata autoglorificante su RAI 1, in esclusiva SUL BLUFF DELLE C.A.S.E. AD ONNA, con l'imbarazzante maggiordomo Vespa (accompagnato dal quel bel tomo "comunista" (?) di Sansonetti..); non bastava il Feltri scatenato sotto le lenzuola di mezza Italia, ecc. ecc..
Adesso l'emulo, per statura morale e fisica, del Cavaliere impiega l'home page per rispondere in modo vieppiù ridicolo (e isterico) alle contestazioni che gli muove la stampa. Ve lo dice uno che non approva da tempo, e perplesso, la condotta di Repubblica sulle famose 10 domande - ma che chiaramente è disposto a difendere a oltranza il diritto di farle -: ma è mai possibile che un sito istituzionale sia il blog della persona di potere "pro-tempore" che LO OCCUPA? Resta evidente il bisogno di una terapia psichiatrica urgente per questi signori...che per di più si fanno male da soli, dando la voce ai cittdaini (guardate i commenti sullo stesso sito).

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07/dic/2008

Onestà intellettuale sulla proroga al 2009: i buoni progetti non finiscono mai.

Continuo a sostenere le mie ragioni e le mie tristezze sulla proroga al giugno 2009 dei QCS 2000-2006, come ho anche scritto su Facebook, ma certo non sono Tafazzi! Dato che qualcuno ha aggiudicato gare e lanciato progetti complessi di ICT solo dopo l'inizio del 2007 , QUINDI FUORI TEMPO MASSIMO, si vorrebbe almeno una buona "social conspirancy" per recuperare bene il tempo perduto (da chi?) nell'interesse generale. Senza rinfacciarsi reciprocamente colpe e disfunzioni tra Amministrazioni e appaltatori (che contrattualmente sono stati forzati nei fatti alla buona volontà in varie "mission impossible").
Resta il fatto che chi i progetti li deve eseguire davvero, desidererebbe a maggior ragione un ceto politico amministrativo capace di evitare per tempo le proroghe e di comprendere davvero sul campo, ORA, le difficoltà operative di chi si deve ammazzare per raggiungere i risultati attesi in tempi molto stretti. Soltanto in pochi casi illuminati vedo questa responsabilità nelle amministrazioni coinvolte; in altri rimane la spocchia arrogante (tipica soprattutto dell'ignoranza e della conseguente paura) di chi si diverte a manifestare preconcetti e a esibire un preventivo disprezzo del lavoro d'impresa. "Solerti" funzionari (poco indipendenti) che si fanno convinzioni sbagliate (o spesso se le fanno dettare dalla politica politicante) sosterranno sempre di aver ragione di sospettare della qualità e dei risultati anche contro ogni evidenza operativa. Si piccheranno sempre di aver ragione loro e torto coloro che producono, magari muniti di apposito esperto "monitoraggio"... Il loro problema è salvarsi il deretano, a prescindere!... poi di ciò che avviene davvero non gliene frega niente, vogliono soltanto rimarcare che i tempi contrattuali vanno rispettati, anche quando ti hanno "estorto" una firma di avvio dei lavori molto, ma molto più tardi, del previsto.
Per fortuna queste nevrosi più o meno riconducibili alla cattiva politica (per non pensare al peggio!) sono minoritarie o si devono curare solo con adeguati psicofarmaci. Il guaio è che la somma di queste burocrazie irresponsabili e senza qualità produce APPUNTO l'incapacità di spendere bene e il giusto nei tempi programmati: anche perchè questa tipologia di dirigenti pubblici tra i diversi livelli amministrativi coinvolti produce fatalmente l'EMERGENZA CONTINUA e LE PROROGHE PERMANENTI (nel Sud è così da quando ho avuto il ben dell'intelletto).
MI INTERESSA, PIUTTOSTO, IN OCCASIONE DI TALE AGRODOLCE PROROGA DEI FONDI STRUTTURALI SEGNALARE PER TEMPO UNA COSA RAGIONEVOLE ALLE PERSONE SERIE (che pur pochine, per fortuna ci sono, con qualche migliore responsabilità operativa in certi comparti della Regione e in diversi Comuni): i buoni progetti non finiscono mai, terminano soltanto alcuni stadi naturali del ciclo di vita delle buone iniziative pensate e costruite per durare ed evolvere.

E' il caso evidente di un sistema di trasporti multimodale intelligente nei porti pugliesi, del sistema di servizi in rete wireless del PIT2, di tanti altri moduli funzionali di servizi di sicurezza territoriali, di molte delle infrastrutture ICT alle quali ho lavorato duramente in questi ultimi 3-4 anni (evvero, con vari ruoli "dirigenti" che non sono sempre stati graditi agli invidiosi e ai tirapiedi). Bene, questi progetti - ahimè per i miei antipatizzanti - sono il sale di una terra che si rimette in movimento, ed io non ho alcuna intenzione di veder chiudere i cantieri. I BUONI PROGETTI NON DEVONO FINIRE MAI, MA VANNO CURATI E GESTITI PER IL FUTURO! Anche le dannate proroghe possono servire allo scopo! O sarà così o i buoni progetti con le proroghe saranno fatti morire (si rifletta, una volta tanto, seriamente, sulla gloriosa passata stagione dei parchi scientifici... un esempio clamoroso sul quale io avrei tanto da dire!)

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12/lug/2008

Pubbliche irresponsabilità

Vi anticipo che questo è uno sfogo meridionalista...

A cavallo di questa estate 2008 il mondo - si fa per dire - dell'ICT del Sud Italia arranca dietro scadenze allucinanti di programmi variamente complessi (di innovazione e di costruzione di servizi info-telematici pubblici)  che DEVONO essere terminati e portati a buon fine entro l'anno, pena la mannaia di una mancata spesa delle ingenti risorse comunitarie dei Fondi 2000-2006 nelle  regioni Obiettivo 1. Una situazione  che sta togliendo "il sonno e la fantasia" a tanti bravi ragazzi, onestamente orientati al risultato. La colpa, perchè di colpa occorrerebbe parlare, sta ovviamente nella incapacità delle amministrazioni  pubbliche di programmare per tempo tutte le procedure di qualità necessarie ad attivare e condurre in porto progetti e interventi che avrebbero potuto e dovuto partire ben prima della fine del 2006...
Ne ho già parlato tante volte: si continua ritualmente a sbagliare e a ridursi sempre all'ultimo momento, come SEMPRE E' ACCADUTO, a scapito oggettivo della qualità della spesa pubblica.  Ulteriore beffa è quella che "qualcuno", sul versante pubblico meridionale, si accorge dei ritardi oggettivi accumulati e trova arrogantemente, e scioccamente, il modo di far pagare a chi oggi lavora in affanno, ogni possibile colpa  "di sistema", con minacce di penalizzazioni, rimbrotti e vessazioni (peraltro ingiustificate) finalizzate al solo scopo di scaricare "il barile"  sugli altri, precostituire alibi e salvare (ingannevolmente) il proprio prezioso sedere. Il mio osservatorio pugliese è davvero invidiabile (e posso parlare di eguali irresponsabilità anche per la Campania): in tutte le aree di intervento a favore dell'ICT e della Società dell'Informazione i fondi e i programmi da essi alimentati sono terribilmente a rischio, senza ALCUNA RESPONSABILITA'  per le imprese che ci stanno lavorando comunque, pancia a terra, per salvare il salvabile (...e spesso migliorandolo!).
Bene, pensate che il dirigente pubblico      " medio"  pensi davvero al risultato e a velocizzare le cose da fare? No, assolutamente! Ci sono ovviamente  ottimi  casi isolati di  una responsabile direzione delle cose  "da fare", ma c'è sempre chi si predispone sempre al peggio e si preoccupa di pararsi soltanto il deretano, precostituendo attacchi formalistici a chi opera (non per propria colpa, in grande affanno), per dimostrare al mondo politico che il potere pubblico è integerrimo difensore delle regole e dei principi (volti a vanificare il bene pubblico)...Insomma ci troviamo di fronte, negli anni 2000 del Sud, ad Amministrazioni spagnoleggianti, ma del ' 600 (ovvero capaci solo di ben note e insulse grida manzoniane), e davanti  a  comportamenti sempre più autoreferenziali e irresponsabili, centrati sul sospetto e sul più arzigogolato barocchismo burocratico; mentre ci sarebbe bisogno di grande calma, concentrazione e ispirazione a principi pragmatici di "svolta" per fare il possibile e poi migliorarlo.... 

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20/mag/2008

E chi riusa se stesso, paga?

Suggerisco ai "miei" giovani ingegneri informatici di leggersi il bell'articolo di fine aprile 2008 (Corradini e altri) presentato alla Conferenza sul Software Libero.
Si dibatte del riuso del software nella P.A. e si spiegano bene le perverse pratiche invalse nel magico mondo dell'egovernment italiano. Materie difficilmente trattate a Forum PA! INSOMMA, IL MODO DI FARE RIUSO NELLA P.A. ITALIANA HA SOSTANZIALMENTE GENERATO NON CERTO LA PROLIFERAZIONE DI OPEN SOURCE E/O DI SOFTWARE LIBERO, MA PROPRIO IL SUO OPPOSTO: la rincorsa alla proprietà pubblica del software in ogni progetto di egov (all'italiana). Corradini spiega meglio di me, anche giuridicamente, perchè avviene tutto questo.

Nella mia esperienza avviene perfino l'assurdo beckettiano: c'è un Comune (grande mica male!) proprietario di un software di servizi on line (chiamiamolo A) e che ne sta sviluppando altro (chiamiamolo B) , sempre con soldi di terzi (Regione, Stato, UE, ..in fondo nostri)...Bene, accade che qualcuno su al Comune pensa, ma seriamente (?), che B debba riusare A (pur essendo il Comune identico proprietario di A e B) attraverso un'opportuna dazione di denaro....Abbiamo inaugurato il riuso all'interno di una stessa Amministrazione! C'è qualcosa di libero in tutto questo? Attenzione: il business ICT non finisce affatto con i web services, ma comincia proprio da lì. Però non è che non si debbano mai più compilare pezzi di codici, anzi: la system integration si fa proprio così! ma quando il software è PUBBLICO e il mercato è la PA, debbono valere altre regole. Codice aperto significa anche software di buona qualità e documentato; non sarebbe meglio cominciare, allora, proprio dalla trasparenza e dalla qualità?
Lo so, sono un alieno....

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19/apr/2008

Dell'ignoranza o della cultura di massa del WIKI

Pare che Fuksas abbia un po' delirato sull'ignoranza degli Italiani ad AnnoZero in TV, per spiegare il tracollo della sinistra e la seduzione berlusconiana. Ho rivisto su YouTube e devo dire che, purtroppo, l'Architetto, anche se non sta mai bene - in pubblico - fare l'intellettuale di sinistra che si sgomenta della realtà, dopo tutto ci azzecca.

Per rimanere nel mio settore: non è che a furia di WIKIPEDIE accade lo stesso nell'econonomia digitale dei nostri tempi? Ci sono persone, nell'egovernment italiano, che vanno in giro a scrivere documenti (dallo Stato ai piccoli e grandi Comuni, per la verità) nei quali si confondono i concetti più elementari (cooperazione applicativa con interoperabilità, per dirne una) o che davvero non hanno soverchia familiarità con i principi di fondo della programmazione, ma pure soloneggiano ("a tromba") su tutto lo scibile possibile, tanto non c'è mai nessuno, così tanto autorevole e/o coraggioso, che gli possa accarezzar le terga....E così andiamo avanti tra varie Waterloo del merito, dalla vecchia Telecom alle boutiques della consulenza. Anch'io mi adeguo, spesso per quieto vivere, ma sto per perdere davvero la pazienza; prima o poi gli imbrogli, come le vere inadempienze del sistema pubblico, vanno smascherati senza più indulti....


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17/gen/2008

Novità vere su iPOD Touch

E' un grande gennaio per APPLE. Meno male che Babbo Natale mi aveva regalato un iPOD Touch da 16 Giga!
Non solo il Thin MacBook ma anche queste novità wireless sull'iPOD e sull'iPHONE non sono niente male.
DIFFICILE RESISTERE ALLA BELLEZZA.
Lo Zune di Bill Gates è davvero patetico, come anche Vista (che però sono costretto ad usare!)...

MI VIENE DA PENSARE ADESSO PIU' CHE MAI:


QUANTA SCARSA LARGHEZZA DI BANDA IN ETERE DA QUESTE PARTI E ... quanta monnezza! Ci sarà una relazione?

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Bufale in Rete e nella Politica italiana


Oggi mi è successa una cosa strana, sono caduto a piedi giunti in una bufala in Rete (peraltro vecchia) : in una catena di Sant'Antonio su una ragazzina da aiutare con una massa di emailing a cascata (un cent per email...!) . Forse non ci ho fatto troppa attenzione, forse mi son bevuto in un sorso troppo rapido l'indirizzo "autorevole" di provenienza. FORSE mi commuovo più facilmente di prima...invecchio! Vincenzo di DOTLAB mi ha subito rimandato però a Paolo Attivissimo che vedete in foto e che se ne occupa da un bel po'. E cge peraltro conosco dal primo boom Internet in Italia. Pazienza, son cose che capitano! Ma mi è venuto in mente che ci vorrebbe un servizio simile nei vecchi media, soprattutto a proposito di bufale politiche...

LA BUFALA IMPRESSIONANTE E' QUELLA CHE SI BEVE IL PARLAMENTO ITALIANO ASCOLTANDO CLEMENTE MASTELLA....Già oggi le prime intercettazioni riportate dai giornali sul "mazzo" che usualmente fa il grande Clemente ai suoi avversari (a proposito di sole e NORMALI pratiche politiche castali) dovrebbero avere lo stesso effetto: un ritorno alla ragione e a quel poco di indignazione che è rimasta (pochi scranni, credo!). C'è un clima sempre più irrespirabile...C'è qualcuno che pensa davvero che ci sia concussione soltanto in caso di dazione di denaro?

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25/nov/2007

Wimax all'amatriciana

La sospensiva al TAR del Lazio, come si prevedeva, non ha sortito alcun successo. La gara wimax all'amatriciana continua, senza alcuna asimmetria a svantaggio degli Operatori Mobili e senza concessioni al possibile ruolo degli Enti Locali, almeno per una quota parte delle frequenze regionali.
Spero che Gentiloni e i suoi - anche alla luce della nuova situazione politica PIU' FAVOREVOLE al centrosinistra - manten gano le promesse relative alla liberazione di altre (e migliori) frequenze per il Wimax fisso e mobile.Per il resto ci penserà la regolamentazione UE e dovremo aspettare ancora un po' per seguire l'esempio americano della FCC nell'asta per gli usi digitali dei 700 Mhz (finalmente liberati dalla vecchia TV analogica).
E' lì il futuro del Wireless a Banda Larga!.
Lo vado dicendo da mesi su questo blog come un antico cavaliere Jedi...So che il lato oscuro della forza ci fa pensare, regolare e discettare solo di RAI e MEDIASET.... E mentre scoppia lo scandalo del pensiero unico berlusconiano in materia di TV, ci teniamo ancora la ILLEGALITA' del DUOPOLIO e quella del CONFLITTO DI INTERESSI IRRISOLTO. Ma che stiamo combinando, Gentiloni?
Vogliamo cambiare per davvero la TV DIGITALE, uscendo dagli sprechi dei decoder berlusconiani? Vogliamo regolare e assecondare la Neutralità della Rete, prima che i nuovi padroni Telecom ce lo impediscano per sempre? Per favore, sbrighiamoci.

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16/nov/2007

Telecom Spaghetti.........


Ma certo che c'è da ridere.... i vertici di Telecom Italia sono tutti tragicamente di pietra! Un po' come tutte le aziende dominanti nelle TLC, dal CdA al 187, LE TELECOM (marcatamente quella italiana) sono di pietra o vengono da un ALTRO MONDO.
TI eccelle...Eppure Telefonica è "latina" come noi, ma noi - per di più - siamo la patria del DIRITTO!
Per inciso, mi chiedo se devo aspettare Franco Bernabè per avere una linea e un modem wifi ADSL a 20Mbits a casa mia....Chiesto ad Aprile, sollecitato oltre 10 volte con 2 reclami formali: niente! Anche i miei amici dirigenti in TI non possono nulla, non per rigore anti-casta/anticlientela, ma sol perchè il castello di Kafka che hanno costruito nel tempo e "stronchettato" a dovere è una trappola per loro stessi....CIAO TELECOM, speriamo che crepi!

Post Scriptum DA FINANCIAL TIME di ieri:

Matters have become so absurd and contorted that they could well have inspired Luigi Pirandello, the Sicilian Nobel prize-wining playwright, were he still alive, to adapt his Six Characters in Search of an Author.

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03/ott/2007

Rivoluzioni d'Ottobre


Mi piace il titolo del post di Dario Bonacina: TLC SANA IN SCORPORO SANO che riprende l'entusiasmo di Stefano per l'evento del 17 Ottobre prossimo.
Francamente credo che sia un seminario utile, in termini di confronto tra diversi modelli - OpenReach inglese, l'esperienza francese (?), la regolazione olandese di OPTA - ma dubito che il centro della discussione in Europa sia davvero sulla FATTIBILITA' TRAMITE SCORPORO delle NGN. Ho letto un po' del caso EIRCOM che fa gola ad Australiani e Svizzeri: mi pare che gli scorpori "A PEZZI" nelle grandi nazioni UE non si possano fare come nella "piccola" Irlanda. Dovremmo cominciare a pensare che la nuova fibra per NGN debba essere posta in opera da TANTI imprenditori, su MERCATI REGIONALI PLURALI (se volete un po' come le misteriose frequenze regionali per il wimax).
LA NGN ITALIANA, A MIO AVVISO, POTREBBE NASCERE IN MODO FEDERALISTA, MA A MAGGIOR RAGIONE SERVONO CAPITALI ESTERNI E REGOLE FORTI A LIVELLO DELLA REGOLAZIONE NAZIONALE.

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25/lug/2007

Pistella al CNIPA: ecco perchè l'innovazione in Italia fa fatica


La nomina di Fabio Pistella alla direzione del CNIPA ha suscitato quello che noi pugliesi chiamiamo "un giubillero": un vespaio di critiche condite da insulti, grida di dolore e "straccio di vesti..".
L'immarcescibile Direttore dell'Enea, ex presidente del CNR, diventa il manager di "alto profilo" e navigatore di "gran bordo" del CNIPA.
Ricordo gli alti lai sulla sua nomina al CNR e lo scandalo delle sue 150 ignote pubblicazioni; l'osservatorio ICT della Margherita ci ricorda che Lanzillotta non ha gradito (ma non sarà il caso di accanirsi su altre carognate quotidiane nella coalizione?) e che il prof Pistella ha una certa età....Mi viene voglia di difendere il nuovo Direttore, di cui ho potuto capire e apprezzare i comportamenti manageriali quando era all'ENEA. Qui non si tratta di mettere GENII dell'ICT alla guida del CNIPA (la critica sulla scientificità era più azzeccata nel caso del CNR!), ma decidere che farsene in un possibile nuovo quadro della GOVERNANCE DELLA SOCIETA' DELL'INFORMAZIONE (sempre che ce ne sia il tempo, per Prodi e Nicolais).
Quanto all'età del neo-Presidente CNIPA, comincio davvero a rompermi le scatole di questo insulso giovanilismo alla Mario Adinolfi. CERTO CHE AVREI PREFERITO UNO COME PER ES. ALFONSO FUGGETTA A PISTELLA, MA MI PARE CHE TUTTI DEBBANO FARE BENE ALMENO UN (1) MESTIERE.....PER GESTIRE GLI ENTI CI VUOLE APPUNTO LO SPECIFICO "MESTIERE" MANAGERIALE. Se non perdessimo tanto tempo sulle persone forse riusciremmo anche a ragionare su cosa dovrà fare il CNIPA in futuro (magari per es.,smettendo di "fare tutto"..)

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09/giu/2007

Condivisione delle conoscenze


L' ormai antica profezia riformista degli anni '80 di trasformare le regioni del Mezzogiorno in una serie di nuove "Californie" dell'ICT si è infranta sulla dura realtà di un declino strutturale dell'intera economia nazionale, sempre più impoverita dall'assenza di una cultura condivisa dell'innovazione tecnologica. Occuparsi ancora dell' innovazione possibile, soprattutto al Sud, in questo quadro fosco e debole della cultura del cambiamento, è tuttavia l'unica ricetta praticabile. Come, del resto, per tutto il paese. Non si tratta di evocare la crescita di competenze e capitale umano, di cui ancora disponiamo (per fortuna), ma di combattere l'inerzia politica bi-partisan e quindi di "sistema", la degenerazione di classi "dirigenti" sempre più autoreferenziali ed egoiste, la convinzione gattopardesca di far galleggiare il "solito" potere su nuove presunte fumisterie tecnologiche (distretti dall'alto e nuovi centri di potere), fingere di innestare il nuovo su antiche mode parassitarie. Una malattia trasversale e bi-partisan che deve essere combattuta dalle persone che non si arrendono alla retorica delle chiacchiere (tanto cara a vecchie e nuove pagliette) e che vogliono promuovere uno sguardo "meridiano" originale su uno sviluppo tecnologico motore di cambiamenti radicali.

SCUSATE LO SFOGO, MA VEDO CHE NON CI SIAMO PROPRIO: LA CRISI VERTICALE DELLA POLITICA INFANGA E TRAVOLGE TUTTO. Se ne può uscire con due sole medicine: L'ONESTA' INTELLETTUALE e la CONDIVISIONE delle CONOSCENZE. Ma non c'è più tanto tempo.

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20/mag/2007

Ma quando cambia il management Telecom?

Leggo oggi che Riccardo Ruggiero, l'AD di Telecom, immemore dei suoi recentissimi e debolissimi piani di investimento - formulati all'epoca di Tronchetti Provera - sembra riprender fiato...Promette la Rete di Nuova Generazione e la fibra in casa dei milanesi in un solo anno (e data la quantità di fibra lì sotterrata posso addirittura crederci, Moratti permettendo). Non solo: è proiettato sulla banda larga e sulla ripresa dell'Unico (il telefono convergente fisso - mobile, bocciato qualche tempo fa da AGCOM) e dichiara che il 65% degli investimenti (15 G€ fino al 2009) andrà nell'Internet a banda larga....Con Telefonica ne sta già parlando!

Scusate, ma che succede in Telecom? E soprattutto tra i nuovi azionisti, e ancor di più nell'AGCOM? Tutta la dscussione sulla Rete d'accesso e sulla separazione funzionale/strutturale si sta insabbiando? Dal buon Pistorio a Ruggiero son tutti protesi a chiedere libertà d'azione e POCHE REGOLE, in omaggio ad una rinnovata voglia di capitalismo predatore nel campo delle NUOVE RETI TLC. L'occasione dello scorporo e dell'ipotesi di una costruzione "consortile" e " regolata" dell'accesso di TUTTI alla Rete e alle sue evoluzioni in fibra sembra svanire, O MI SBAGLIO?

Sembra, appunto, che la nuova proprietà italo-spagnola di Telecom non c'entri nulla con il futuro moderno delle Reti: abbiamo soltanto aiutato la Pirelli a uscirne senza naufragare? Calabrò, l'Antitrust e il Governo ( che assistono imbelli alle concentrazioni bancarie-finanziarie) hanno già rinunciato ad un qualsiasi ruolo REGOLATORE?

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06/apr/2007

Il manifesto di Stefano Q., la spugna di Guido Rossi e il capitalismo di Capezzone


Mi associo buon ultimo al manifesto "industriale" di Stefano sulle Telecomunicazioni, con la vaga senzazione che la giustificatissima stanchezza del prof. Guido Rossi (stanchezza del Paese, non della sola gestione di una Telecom allo sbando) - ed al quale dovremmo pensare di edificare una stata equestre in Piazza Affari - rischia di farci gettare la spugna. Invece no!
E' proprio in questi momenti che vale la pena ricominciare a studiare e a pensare nuovi modelli di business per la Società della Conoscenza. Sulle infrastrutture portanti e strategiche di un paese - che a dispetto della globalizzazione, rimangono COMUNQUE le TLC oltre che le reti energetiche e di trasporto - qualcuno si erge a vestale del libero Mercato, dimostrando di non aver mai studiato nè la storia economica del Capitale con la C maiuscola, nè le cronache dell'illegalità contemporanea (per es. di un Tronchetti qualsiasi).
Peccato! A me Capezzone stava per diventare un volenteroso simpatico, ma l'ho sentito su Nessuno TV ieri sera e mi ha disturbato la Pasqua....Quanta foga (tutta basata su pettegolezzi di Palazzo!) contro le "manovre" di Rossi, Prodi e D'Alema, in nome delle bronzee leggi della libera circolazione dei Capitali. Pensavo che il ragazzo fosse più acuto e che avesse qualche lettura in più: se questi bravi ragazzi mi dimostrano che in qualche parte del mondo e nella storia del Capitalismo Industriale la mano invisibile ha operato davvero, gli chiederei scusa sinceramente..
Questi difensori della moderna ATT dimenticano velocemente come l'Antitrust USA (quindi lo Stato!) abbia smembrato la prima gloriosa Bell e come il vero LIBERISMO (di cui cianciano invano) si nutra di regole RINFORZATE da AUTORITA'. Per favore vogliamo fare lo stesso in Italia e in Europa?

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03/apr/2007

I satrapi difensori del mercato

Si è scatenato, come era ovvio dopo il "colpo" di Tronchetti, il dualismo liberismo-protezionismo, nazionalismo - globalismo, industria - finanza , profitto - rendita....E' un'orgia di opinioni interessanti, in alcuni casi divertenti, quando si consideri come molti satrapi delle rendite monopolistiche italiane (autostrade, reti gas ed elettriche, ecc.) si ergano a difensori del mercato, sol perchè un'azienda ancora pubblica come Enel conquista finanziariamente l' ENDESA spagnola e quando perfino le nostre banche più illuminate, dopo aver ben spremuto i propri clienti, son pronte a comprarsi tutte le "industrie" declinanti (non Telecom, a sentire Unicredit, ma l'Alitalia sì!).
Passi per i nostri satrapi a basso rischio e a forte propensione finanziaria, ma l'opinione di molti stimati bloggers (come Bonacina o Mantellini) che il "patriottismo" de noantri sia demodè e fuori luogo, non mi piace per niente!
La posta in gioco sulla RETE d'accesso delle TLC non è questione di giochini politici e NON HA NIENTE A CHE VEDERE CON LA SACRALITA' DEI CDA (ma quale mai, caro Sircana? Il sacro di Tronchetti l'avevamo capito da tempo....).
Ho detto in tempi non sospetti cosa pensavo della nazionalità delle telecomunicazioni e torno a sostenere con forza tre questioni: a) REGOLAZIONE FORTE E ANTITRUST DEL MERCATO, b) SCORPORO DELLA RETE D'ACCESSO, ANCHE SE DI PROPRIETA' PRIVATA DI TUTTI GLI OPERATORI, QUINDI NON SOLO EVENTUALMENTE STATALE, c) INNOVAZIONE E RICERCA SULLE RETI E SUI SERVIZI, DI INTERESSE PUBBLICO ESSENZIALE.

Può darsi che abbia ragione Grillo (meglio chiunque altro di Tronchetti), ma non c'è niente da scherzare su queste altre questioni decisive per il nostro futuro. Non credo che manchino del tutto in Italia capitali industriali e finanziari tanto pavidi da non pagare una buona uscita anche più alta alla Pirelli, il problema è che devono avere il conforto di "un sistema Paese" (finanziario e politico) molto più coeso di quanto non sembri in queste ore.
Non volevo morire democristiano, ma mi sa che non ce la faccio (basti guardare ai congressi regionali della Margherita); non volevo morire di solo monopolio Telecom, ma mi sa che se l'ATT o anche solo la Telefonica se la pappano con pochi milioni d'euro (quelli che bastano al deficit Pirelli), la rendita di posizione continuerà in eterno...........

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02/apr/2007

La Telecom ai messicani e Cuccia si rivolta nella tomba!

Carlos Slim è il terzo uomo più ricco del mondo, dopo Bill Gates e Buffett. La storia, Marx e Steve Jobs insegnano che bisogna diffidare delle ricchezze accumulate troppo in fretta: è quasi sempre vero che l'accumulazione primitiva nasconde qualche grande sfacelo di morali e di leggi (spesso antitrust)...Nel nostro caso la medaglia di bronzo sul podio della ricchezza globale ( che, secondo molte mie fonti incrociate, è la vera mente dell'acquisto a "libero mercato" del 30% di Tronchetti in Olimpia) ha avuto un grande sponsor nel Presidente messicano Salinas, ai tempi di altre privatizzazioni selvagge e senza regole in quel paese. Simili signori si ritrovano sempre insieme, si fiutano a distanza di oceani: i grandi capitalisti hanno un intuito formidabile non tanto nell'industria e nella tecnologia, quanto nell'azzeccare i tempi della mossa vincente..in genere ai danni dei consumatori e dei cittadini. Il Messico, dove tanta gente passa il tempo a ingegnarsi per immigrare in USA (per fame, letteralmente!), è la patria dei grandi successi monopolistici di Carlos Slim (un simpatico libanese levantino, all'origine) che oltre ai telefoni possiede praticamente il 90% dei supermercati, dei ristoranti, delle assicurazioni, ecc. BERLUSCONI AL CONFRONTO E' UNA MACCHIETTA! Magari fosse stato lui a comprarsi Telecom da Tronchetti. Questo Slim, in combutta da molti anni con la NON piccola ATT (che infatti non è la gloriosa ATT di una volta) è già con un piede MOLTO PESANTE nel controverso e ricco piatto del controllo di Telecom Italia. Purtroppo stasera ho sentito e letto troppi commenti (perfino politici), TUTTI TROPPO LIBERALI E POSTMODERNI, che si preoccupano di smentire e di moderare le preoccupazioni di Prodi e Bersani della prima ora. TUTTI A SOSTENERE IL LIBERO MERCATO...(E quindi l'ingresso degli stranieri.MA QUANDO MAI? CUCCIA DAVVERO SI RIVOLTA NELLA TOMBA!). SLIM, APPUNTO, SAREBBE IL LIBERO MERCATO?Non sono certamente sulle posizioni della cosiddetta "sinistra radicale" e non condivido affatto le argomentazioni dogmatiche e pregiudiziali contro il "gioco" dei capitali globali in movimento sul fronte della debolissima Italia, TUTT'ALTRO! Ma proprio da un punto di vista liberale, visti gli attori in gioco, e considerate le metodologie di Slim ci andrei molto piano a festeggiare gli imprenditori stranieri. Da mesi, dall'11 settembre 2006 IN POI , c'è in rete un dibattito esteso e diffuso su tante questioni industriali e tecnologiche dell'ICT nazionale, troppo strategiche e decisive perchè finiscano per essere schiacciate come fastidiosi vermetti dallo straniero. IN PRIMIS c'è la benedetta questione dello SCORPORO DELLA RETE D'ACCESSO (CHE E' UN BENE NOSTRO, costruito sul rame e sulle fibre con i soldi pubblici e quindi nostri!!!!). Se la prima privatizzazione è stata evidentemente sbagliata, non sarà il caso, anche a questo passaggio di mano, di perseverare diabolicamente. Occorre ONE NETWORK ( e nazionale), qualunque sia la sua struttura proprietaria. Cuccia vai in sogno ai tuoi epigoni in Mediobanca (se ce ne sono) e veglia sul nostro futuro!

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28/gen/2007

Il Gamberale redento, dal privato al pubblico: quale capitalismo vogliamo?

Gamberale mi serve soltanto a titolare questo appunto del mio diario "economico", che nasce dalla bella botta di ieri di Giavazzi e dalla tormentata risposta critica di Scalfari su Repubblica di oggi " Il premier ha la testa più dura di Zidane". Spero anch'io che Giavazzi abbia torto, perchè - almeno su di un punto - perfino lui non può davvero credere che la distanza dell'Italia dal libero mercato sia colmabile per decreto o per mero spontaneismo: le reti pubbliche separate dalla gestione dei relativi servizi non potranno mai nascere come Minerva dalla testa di Giove (senza regole e/o dolori). L'esempio di una rete TLC scorporata e neutrale è perfino più probante di quella Snam o delle Ferrovie: ONE network (ex Telecom Italia) dovrebbe nascere, se non ci fosse Gamberale, da una serie di fondi privati e globali come il "Carlyle", ma a quel punto davvero ci vorrebbe Lenin all'Antitrust o all'AGCOM Italiana... Se invece c'è la Cassa Depositi e Prestiti (e l'ipotesi "cinese" di Rovati mi sembra ancora buona!) il commissario del popolo sarebbe il "solo" Gamberale, che di TLC e di rendite monopolistiche ci capisce più di tanti altri e ...voilà...il sistema pubblico (nostalgico della disciolta IRI) ricompatta il controllo delle RETI!

Post Scriptum: davvero non ci capisco molto di più! La questione di quale capitalismo vogliamo non è di poco conto. Mi aspetto indignate smentite prodiane del tipo "NOI L'IRI L'ABBIAMO SCIOLTA...", ma Giavazzi ci azzecca a pensar male. Purtroppo, ripeto, anch'io come il Grande Vecchio non credo affatto al capitalismo AMERICANO o GLOBALE che viene a investire in Reti TLC e di Gas senza regole statali chiare, e allora...da dove bisogna partire?

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18/gen/2007

L'innovazione a rilento, le chiacchiere a mille...

Dopo la reggia di Caserta, mi sarei aspettato un po' di più! Nicolais ha lanciato 7 obiettivi prioritari tutti giusti (anche se qualcuno dice "sempre più osè"), ma è scivolato subito sulla "rottamazione" delle procedure software obsolete (ma che vuol dire? sarebbe questo, allora, il ri-uso?); Gentiloni straparla di cose che rischiano di non avverarsi mai, come le innovazioni del Servizio Pubblico RAI, soprattutto quando accelera sul wimax un po' troppo "al buio" (senza l'advisor) e vede l'AGCOM come il motore del cambiamento (ma non dovrebbe essere un organismo di controllo antitrust?)....Lodo l'entusiasmo e l'intraprendenza - figurarsi! - ma a me hanno insegnato a fare progetti FATTIBILI con un po' di ingegno: ovvero serve o no ricercare e studiare le condizioni e gli stati iniziali di un sistema (dinamico/non lineare come il sistema sociale nazionale) per anticiparne e tracciarne l'evoluzione realistica (magari anche discontinua e rivoluzionaria) verso lo stato finale desiderato?
E allora? nel lungo periodo quasi tutti i "progressisti" (e perfino i "comunisti") hanno una utopica e perfetta visione degli obiettivi. Il problema è l'insieme degli obiettivi e degli stati intermedi. Ma sappiamo davvero prevedere il futuro vicino del wimax? sappiamo valutarne il grado di rottura ovvero di possibile stentato decollo (con tutti i nemici che ha..)? E sull'egov: possiamo cavarcela soltanto col dire che l'informatica è un mezzo e che il back office è più importante di quanto pensasse Stanca?....
Sulle TLC e sull'ICT, sulla loro assunzione come vere leve di sviluppo, rischiamo di fare la replica delle chiacchiere sul Sud: sempre a dire che ci servono tanti soldi, salvo poi sprecarli in modo immondo. La qualità della spesa, la concretezza dei passi intermedi, i programmi a 12 mesi massimo, sono questi gli obiettivi che dovrebbero prevalere sui grandi affreschi...Sennò nessuno ci crede più.

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15/ott/2006

La mossa del cavallo...di Gentiloni


Mi contraddico subito rispetto al post sul NO COMMENT al Disegno di Legge Gentiloni!
Uno scambio di chiacchiere domenicali e di email con i soliti amici del Roxy Bar mi induce a portare alla più vasta attenzione un articolo su IL RIFORMISTA del 14 Ottobre. Lo metto sul server perchè mi sembra importante.
Carlo Rognoni individua anche lui, come Stefano Quintarelli, il tema delle frequenze e della società comune di servizi come un punto delicato di vera riforma del sistema. Speriamo bene, da un po' di tempo fioriscono separazioni orizzontali a gogo'!!!!La questione delle frequenze, come sapete, mi assilla non poco.

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27/set/2006

L'ultimo miglio per aria....Guido Rossi è un po' opaco

Ho letto parecchi libri di Guido Rossi e l'ho sempre apprezzato. Tra questi Capitalismo Opaco edito da Laterza. Tendevo a credergli istintivamente. Anche oggi in audizione al Parlamento ha riaperto con saggezza la questione dello scorporo dell'accesso Telecom, quando ha detto (cito da Repubblica):

Nella definizione dei contorni di questa nuova società, così come nel recepimento delle altre indicazioni che l'Autorità ci vorrà dare, il nostro atteggiamento sarà improntato al massimo spirito di collaborazione con il regolatore.....Le transazioni con il resto di Telecom Italia - ha proseguito - entreranno nei cicli di fatturazione e saranno esposte nei bilanci.


Dunque ritorniamo ad un'Open Reach all'italiana. Bene! Alla fine si torna al piano Rovati, vedrete! Oppure si farà a passo di lumaca, con tutti i debiti che non consentono a TI di fare innovazione (e il digital divide c'è e cresce sempre di più, altro che IP TV).
Ma che il capitalismo opaco abbia trionfato in Telecom dal 2000 ad oggi Rossi ce lo potrebbe insegnare. Non mi piace la difesa "dei padroni" e di certi padroni, soprattutto dopo tutto il grigio e l'opaco di questi giorni. Rossi non mi può "vendere", proprio lui, una Telecom sana....e con un debito sostenibile.
In ogni caso, io rimango sempre il solito profeta disarmato del Wireless per superare d'un solo colpo l'accesso della nuova azienda di TI, se si fa male questa Open Reach. Ci sono i territori e i Comuni, forse - speriamo - le Regioni.Rappresentano comunità territoriali mica un GOSPLAN sovietico, e non possono investire da sole, ma insieme alle tanto decantate e vezzeggiate PMI.
A questo punto, infatti, diffido di una manovra statale/federalista per la costruzione di infrastrutture wireless (alla Infratel) ancor di più. Alla fine il wireless ce lo proporrà la nuova "sezione distaccata" di Telecom, in nome dello scorporo "fatto"?!
Non ci rimane allora che fare i "foneros" e arrenderci alle generose e utopiche visioni di chi crede al wireless selvaggio P2P?
Figurarsi se io non credo che da qui venga una bella spinta, ma le reti mesh (che tra l'altro io cerco di fare qui in Puglia con tanti Comuni) hanno pur sempre bisogno di un bel backbone IP aperto e a basso costo (per es. 20 volte di meno!).
Altrimenti il Wireless P2P è aria fritta a livello di caseggiato. Il megabit/sec in tasca ha bisogno di reti mesh fortemente interconnesse a dorsali IP. Ed anche se costano meno, sempre da Telecom, alla fine, ti tocca andare. Perciò spero che pubblica a o privata una Open Reach italiana onesta alla fine ci sia, se con meno debiti meglio! Se voglio gestire 1000 telecamere di sorveglianza in un'area vasta, sempre di un Giga ho bisogno, a meno che QoS o altri parametri di performance non ci interessino, perchè si tratta di scaricare film in P2P.....Suvvia!

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25/set/2006

Onestà intellettuale sulle TLC

Preferisco non commentare l'intervista di Turani a Ruggiero su Telecom, l'ho già fatto altre volte, in tempi non sospetti.
Gli risponde puntualmente il Quintablog!
E per fortuna Beppe Caravita ha raccolto sensate e oneste dichiarazioni di verità dal massimo esperto italiano di TLC: Maurizio Decina.
Piuttosto, credo che ai margini della "querelle Telecom" si apra anche un altro problema di analisi sul futuro mercato della IP-TV. C'è chi nega qualsiasi ritorno nel breve-medio termine, chi spergiura sul suo successo in circa 10 anni, chi si diletta troppo in queste divagazioni sulla sfera di cristallo senza fare i conti con le tecnologie dei decoder aperti e dei nuovi supporti mediali.....
Più modestamente credo che il problema sia sui CONTENUTI e SUI DIRITTI, piuttosto che sulle tecnologie di accesso e fruizione, fatto salvo un PUNTO FONDAMENTALE: Internet è un processo innovativo virale che DAL BASSO, fin dalle prime Bulletin Boards, ha sconvolto granitiche certezze e preparato sfracelli (anche economici) a quanti pensavano di irregimentarla. Le reti aperte e l'Open Digital Video (on demand) a mio avviso riusciranno sempre a prevalere, MA SEMPRE CON GRANDI BATTAGLIE DI LIBERTA', sulle reti "chiuse" e sul mero IP-broacasting......
Ho molta fiducia negli internauti. E la spinta tecnologica Internet-nativa farà giustizia di altri lacci e lacciuoli preparati dalle vecchie telecom di tutto il mondo (USA compresi!).

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21/set/2006

Trame di rete....una domanda a Scalfari

Leggo oggi su Repubblica un editoriale di Eugenio Scalfari, come al solito molto chiaro (direi perfino pedagogico in materia di capitalismo senza capitali) e con un titolo eccellente "CHI HA MUNTO LA VACCA DEI NOSTRI TELEFONI?". Titolo che, sinteticamente, gliela canta chiaramente a Tronchetti....
Purtroppo alla fine dell'articolo, sulla "sostanza" dell'affare TELECOM, parla di ciò che farà Rossi.E credo/spero proprio, ahimè, che abbia torto, pur conoscendo lui molto bene il nuovo presidente Telecom.
Cito il punto critico:

" Ovviamente Rossi è contrario ad un'ipotesi di intervento pubblico in Telecom e nella rete distributiva"


La sostanza, ripeto il mio modesto punto di vista, è proprio nello scorporo dei beni pubblici che sono stati munti per troppo tempo da (vari) imprenditori senza scrupoli
Domando allora: ma se da questa crisi non ci rimettiamo in carreggiata subito con UNA GESTIONE NEUTRALE DELLE INFRASTRUTTURE TRASMISSIVE E DI ACCESSO e nella logica dell'INTERESSE PUBBLICO e NAZIONALE, a cosa serve e a chi questo casino?
Non si tratta di ri-nazionalizzare niente. Ma credo che una Public Company che assuma, sotto la vigilanza di una fortissima Authority, il controllo dei beni pubblici (non solo il rame ma il backbone TUTTO, compresi gli apparati e le principali dorsali TELECOM)si possa formare soltanto con il concorso ALMENO del 30% dello Stato (attraverso CDP e Fondazioni). Altrimenti Rossi dovrebbe addirittura continuare la perversa idea di Tronchetti di scorporare per vendita! Ma a chi di grazia? Il modello Inglese di scindere dal Gruppo una italica Open Reach, a questo punto delle cose, è diventato davvero poco credibile, comunque scarsamente fattibile....vista la guerra per bande che si è scatenata e la storia degli ultimi anni di "rimpicciolimento" delle nostre TLC.
Ad una TERNA delle TLC possiamo arrivarci, quotando in borsa il 40-50% del capitale che mancherebbe ad una newco RETE-ITALIA, ma soltanto se lo Stato in qualche forma dà una mano. Ecco perchè Rossi, a mio avviso, continuando l'11 settembre alla rovescia di Telecom, dovrebbe proprio essere lui il primo a portare il CdA dell'azienda alla negoziazione con lo Stato.
Che aiuto di Stato, dal punto di vista UE, non sarebbe affatto: vista la natura della CDP (con l'intervento al 30%) e la "mission" delle Fondazioni (alla fine ci toccherà ringraziare anche la creatività di Tremonti!).
Come dicevo Rovati ha fatto un'ipotesi mica male!
Un'ultima cosa: come è fatta la rete Telecom? Anche questo (formalmente) è un mistero rigorosamente tenuto segreto. Se andate sulle ultime cose del blog di Stefano Quintarelli lo capite. Non voglio entrare qui nella discussione su SDH e ATM (sono altre trame, appunto!), mi limito a dire che una necessaria e trasparente "due diligence" prima dello scorporo deve accertare tutto di codesta rete. Di una cosa sono sicuro e posso testimoniare direttamente per almeno 3 casi "grossi" nell'Italia meridionale: sappiamo soltanto dai fornitori cosa c'è nelle centrali Telecom, ma mai dai venditori all'ingrosso di mamma Telecom (IRU e cataloghi "wholesale" inclusi). Per inciso: come si fa ad abbattere il "digital divide" nel Sud se nessuno certifica quanto è estesa e come funziona?

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10/set/2006

L'11 settembre di Telecom Italia

Si tratta di attendere il pomeriggio di domani, 11 settembre, più o meno alla stessa ora del tragico impatto di cinque anni fa.....Il CDA di Telecom Italia in serata ci farà sapere come vorrà diventare una Media Company, ri- scorporare TIM, vendendola agli spagnoli di Telefonica, e sposarsi con Murdoch! Sono proprio curioso di vedere le quotazioni di Borsa in tempo reale a partire da domattina. La Pirelli, potete scommetterci, volerà alto!!!!!La CIA e l'FBI fallirono 5 anni fa a intercettare i dirottatori; ma in questa occasione TUTTO E' GIA' ANNUNCIATO da mesi! Qundi la catastrofe sarebbe stata teoricamente evitabile, ma ciò riguarda essenzialmente il Governo Italiano, che però da mesi ha dimenticato la golden share e ha "liberisticamente" annunciato che la Cassa Depositi e Prestiti non ha mai concepito un piano di intervento nella Rete Fissa di Telecom Italia.
Certo, il BUBBONE TELECOM doveva essere inciso prima o poi. La montagna di debiti contratti dai capitalisti nostrani, sempre senza denari, andava smaltita, per non continuare a pesare sull'azienda stessa. La convergenza mediale sulla larga banda IP non è più un sogno tecnologico, ma una realtà cogente del mercato e quindi bisognava farci i conti....Ma fare accordi con Murdoch l'invasore, privarsi dei gioielli industriali nazionali (dopo aver già dato l'OMNITEL a Vodafone) e andare al buio verso una RETE FISSA A LARGA BANDA di esclusiva proprietà di Telecom, e senza regole neutrali d'accesso, non è una mezza catastrofe al buio?
Vedremo cosa accade, ormai manca poco!
Ma nessuno venga a dirci, qualunque strategia esca dal Tronchetto - come dice Grillo - che l'affare Telecom è una questione di liberi accordi industriali nei quali il Pubblico non può metter becco!

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01/mag/2006

...Santa Gabanelli



Sono davvero preoccupato per la Milena Gabanelli. Anche questa volta REPORT ha centrato con ottimo tempismo le burle della TRE. L'unica risposta agghiacciante alle contestazioni di donna Milena è che si tratta di un sacco di soldi: vietato diffidare della TV sul telefonino. Purtroppo non si tratta solo dei Cinesi di Hong Kong e di Novari, c'è un sacco di consulenti pronti a scommettere sul ritorno di redditività degli investimenti..forse perchè sono a libro paga di Whampoa. Peccato per loro che l'ascesa in Borsa della TRE sia un sogno già liquidato da tempo. Anche la Gabanelli, con le sue ottime ragioni, darà una buona mano al terzo o quarto flop consecutivo della più bizzarra e costosa intrapresa italiana/cinese nel rutilante magico mondo delle TLC!Ma LA BOLLA NON ERA GIA' SCOPPIATA?

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