19/ott/2007

Il drago Wimax è stato già addomesticato?


LA GARA WIMAX E' IN GURI!Non mi sembra che ci siano stati ripensamenti. E' come ce l'aspettavamo un po' tutti.
La questione dell'esclusività della vendita al pubblico dell'accesso Broadband wireless va un po' analizzata meglio rispetto al ruolo delle Comunità Locali.
Il back-hauling può significare sostegno al MUNI-WIFI? Credo di no...

Non so più cosa vorrà chiedere Luca De Biase a Gentiloni, ma non mi limiterei soltanto alle paure che i padrini dell'UMTS facciano a pezzettini il wimax, quanto comincerei davvero a chiedere cosa se ne potrà fare tra 5 anni MAGARI nell frequenze TV analogiche liberate. QUESTO, PERO', VUOL DIRE PROGRAMMARE E CREDERE NEL FUTURO! Ma qualcuno ha avvisato Gentiloni di quel che fa la FCC in USA?

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23/set/2007

Sulla gara Wimax si annuncia tempesta

Mentre Intel e Nokia accelerano sempre di più sull'Internet mobile, e si annunciano i primi notebook wimax-nativi agli inizi del 2008, la gara wimax italiana sta ancora al palo.

C'è anche la seria probabilità che Gentiloni voglia davvero prestare ascolto alle riserve legali annunciate da Morse.it: ci sarebbero già alcuni Providers "minori" determinati ad impedire la formazione di un oligopolio di fatto del wimax made in Italy consegnato quasi automaticamente nelle mani di Telecom, Vodafone, Fastweb ed altri Operatori Mobili.
Io pensavo che alcune asimmetrie, contro gli operatori dominanti, fossero poste nel bando di gara, o che la distribuzione macro-regionale si ispirasse almeno ad alcuni vincoli di numero di licenze per regione, come in Francia e Germania....

Sembra che questi miei sogni si infrangano molto presto. NON VOGLIO CREDERCI! Eppure Gentiloni sulla RAI-TV aveva cominciato bene; possibile che non si renda conto di un simil MISFATTO? Se il Partito Democratico non batte subito un colpo, anche e CONCRETAMENTE in questa materia, avrà definitivamente ragione Beppe Grillo!

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30/set/2006

La voce.info: le reti che non riusciamo ad accendere

Vi segnalo un articolo del prof. Sassano, a conferma autorevole delle mie "eteree" visioni

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13/set/2006

La questione Larga Banda al Sud, alla luce del possibile scorporo della rete d'accesso

A maggio scorso l'associazione dei Providers - e quindi Stefano Quintarelli non può dimenticarlo - si è stabilito di lavorare di comune intesa tra gli ISP italiani e l'agenzia (tutto-fare) di Sviluppo Italia per la diffusione di infrastrutture e servizi di Larga banda al Sud. Salutai con grande piacere la notizia, anche perchè la societarizzazione dei nuovi km di fibra ottica "deposti" nelle Regioni meridionali (tipicamente da gestire con modelli di business "ancora" da inventare tra le diverse Regioni e gli Enti Locali) apriva la strada, in questo modo, ad un mercato concorrenziale di utilizzo di un'infrastruttura "neutra" da parte di possibili nuovi operatori (di trasporto, ma soprattutto - a mio avviso - di erogazione di servizi MoIP).
L'ipotesi di cablaggio ottico anti-digital divide al Sud era peraltro supportata (inaspettatamente per me, confesso!)dall'idea (buona) di investire anche in apparati attivi e possibilmente anche nella predisposizione di backahaul wireless (con tanto di stazioni radio base già predisposte al wimax).
Ciò che dico è supportato da delibere della Regione Puglia e dall'accordo tra la stessa Infratel e i 14 Comuni del Nord Barese per estendere e articolare il programma di Larga Banda nell'area (vastissima) del cosiddetto PIT 2 (PIT sta per Programma Integrato Territoriale).
L'accordo annunciato con AIIP a maggio e la disponibilità a discutere/progettare, insieme tra Infratel e Comuni, anelli ottici territoriali che potessero alimentare anche la banda IP per nuove "reti magliate" wireless, mi fece cambiare opinione su ciò che prima consideravo uno sciagurato caso di "sovietismo" dirigista (di impronta statalistica più vicina al centrodestra!), uno spreco di denaro pubblico (c'è tanta fibra di Telecom che basta e avanza, anche da noi!) e, tutto sommato, un modo per aprire il mercato "endogeno" dei servizi e dei contenuti digitali.
Abbiamo quindi un piccolo caso (o grande, scegliete voi!)di incubazione di una possibile agenzia "pubblica" delle reti. Resta ovviamente tutto da vedere non solo sulla proprietà finale delle nuove reti, ma soprattutto sugli oneri della gestione e manutenzione e, alla fine, sulle capacità tecniche di sfruttarla e valorizzarla.
ALLA LUCE DI QUANTO AVVIENE A TELECOM, TRA SORPRESE E INDIGNAZIONI VARIE, VORREI AUSPICARE CHE SE NE DISCUTA IN MODO APERTO E TRASPARENTE. C'è o no una linea di "scorporo rete d'accesso" già attiva in Italia?
Il programma Larga Banda al Sud, sia pure a fatica va avanti, e in 7/8 regioni sono stati stipulati contratti (fino a tutto il 2008) per "superare" il digital divide meridionale e si scaverà un bel po' (alla Keynes? scavare buche e poi riempirle e basta?)
QUESTO E' UN DATO INEQUIVOCABILE, QUALUNQUE COSA SI DECIDA DI FARE, con il nuovo governo, DI SVILUPPO ITALIA, e della Infratel in particolare!
In attesa che qualcuno batta un colpo ( e non dubito che i ministri Nicolais e Lanzillotta siano già al lavoro, sui possibili nuovi Piani regionali della Larga Banda) mi viene da chiedere:

a) questa linea presunta "STATALISTA/regionalista" è davvero così nefasta o inefficace?

b) se si farà lo scorporo della rete d'accesso di Telecom (generalmente da tutti ben visto, a parte la questione TIM) è proprio necessario che lo Stato o il Pubblico la ricomprino a caro prezzo? RIPETO, anche al prof. Padoan che ne scrive preoccupato sul Corsera di oggi: IL MODELLO OPENREACH IN UK STA A DIMOSTRARE CHE SI PUO' NON RITORNARE ALL'IRI O AD UNA NUOVA MOSTRUOSA E INGESSATA AGENZIA PUBBLICA TOTALITARIA, PER DI PIU' INCAPACE DI FARE INNOVAZIONE PER LA RETE DI NUOVA GENERAZIONE.

c)per rimediare agli errori del passato bisognerebbe invece, a maggior ragione, fare l'OFCOM italiana. Ma è davvero impossibile? Saremo sempre bloccati dalle questioni TV (antiche, ormai) di RAI-MEDIASET?

Insomma: c'è anche una questione Sud in questo discorso sul futuro delle telecom! Dico agli amici residenti in Padania che in quasi tutte le zone industriali pugliesi (ma anche lucane e calabresi) non c'è l'ADSL anche se le centrali hanno i moduli DSLAM, che alla ricchezza delle dorsali esistenti fa da contraltare una perenne penuria di apparati attivi e di centrali intelligenti, e che la visione del wi-fi come "panacea per le zone rurali e montane" sarebbe la vera cura, INVECE, per i numerosi centri urbani della mia Regione!
Il Mezzogiorno è ancora "un paese in via di sviluppo", cui la mano pubblica, come in tutti i PVS del mondo, DEVE DARE risposte. Telecom Italia non le ha date in passato, ma la domanda e la fame di Larga Banda esiste, ed è una pre-condizione per impiegare al meglio i fondi strutturali depredati in passato.Non voglio neanche io una nuova IRI o una nuova Infratel per il Sud, chiedo soltanto che si facciano le Partnership Pubblico-Private per mettere il Sud nelle condizioni di correre, con la regolazione pubblica intelligente delle scarse risorse finanziarie disponibili.
Bisogna fare con la Larga Banda come per l'Acqua.............

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