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Distretti Tecnologici al Sud, una scommessa complicata

Domani c’è a Bari in Fiera la seconda edizione di questo evento, il cui nome non mi ha mai entusiasmato. In parte per la moda abusata del termine “festoso” (ormai c’è una festa per tutto, in Italia, dalla letteratura all’economia  alla matematica, ecc..), in parte perchè credo solo marginalmente (per il Sud soprattutto!) al cosiddetto X Factor  dell’INNOVENTION. Un altro brutto termine del tutto abbandonato dalla letteratura più scientifica sull’innovazione (e che evoca ancora una volta l’ “epifania” o la “magia” dell’invenzione in modo “troppo” forte). Per le ragioni che ho già spiegato nella riedizione del mio blog, a proposito dei tanti miti dell’innovazione, serve insistere molto più sulla fatica e sul metodo,  quindi sul sudore, piuttosto che sulla “sola”  (sic!) creatività dell’Eureka archimedico. E lo dico, a maggior ragione, per le Regioni dell’Obiettivo 1, in un Sud che potrebbe approfittare seriamente di un’occasione incredibile come quella dei DISTRETTI TECNOLOGICI, e  sui quali una valanga di 915 Milioni di Euro si sta per rovesciare (spero non a pioggia!) nei prossimi mesi. Con grande invidia e dispetto (anche giustificati,  in my humble opinion, IMHO) dei ricercatori industriali e accademici del CentroNord, che già ad Aprile 2010 si erano affannati con noi “terroni” a cercare di partecipare alla festa (non ancora conclusa…) dei circa 600 Milioni di euro del PON Ricerca (che vale “solo”  per il  Sud) , allo scopo di  proporre progetti autonomi di imprese e centri di ricerca. Per carità, da mesi aspettiamo di sapere che fine abbiano fatto le segretissime graduatorie della Gelmini attese a fine ottobre…Tocchiamo ferro e non ricordiamolo neanche  a Tremonti e Bossi! Se si guarda alle cifre del Bilancio sull’Università e la Ricerca con onestà intellettuale, mentre un grande movimento studentesco si arrabbia proprio in queste ore con la barbarie dei tagli all’istruzione superiore, diciamo che la responsabilità dei ricercatori tutti del Sud diventa di ora in ora ENORME.

Non si possono, e non si devono, sprecare risorse! Questo livello (inusitato da anni) di spesa in Ricerca e Sviluppo DEVE ESSERE UN MOLTIPLICATORE ECONOMICO certissimo, e di grande valore strategico per l’intero mercato globale (cioè foriero di vendite di beni e servizi concreti ad alta intensità tecnologica, dall’Italia all’estero): per questo servirà la massima responsabilità delle Industrie, di quelle poche esistenti da noi, e delle nostre migliori teste, per non ritrovarci tra qualche anno a fare i conti con le ennesime sfide mancate. Mi dispiace dirlo,  ma proprio adesso serve più ragioneria e più ingegneria, meno creatività scientifica e meno “fantasia”. E’ strano che lo sostenga proprio io, ma sono rimasto scottato un sacco di volte. In valutazione ex ante dei progetti dei Distretti a venire  dovremmo tutti cercare di stare con i piedi per terra e non produrre fantasiosi business plan scarsamente  misurabili  e verificabili. Magari anche sacrificando buone idee primordiali, serve davvero obbligatoriamente la trasferibilità al mercato di oggetti e beni/servizi ben identificati. Tutto il resto è fuffa, magari buona, ma la dispersione di troppe idee non è oggi ciò che ci serve (IMHO).

Ed ecco allora che il  festival può tornare utile, a partire dal Seminario della Regione Puglia sui Distretti  Tecnologici che si terrà domani pomeriggio nel Pad. 10/sala 10 della Fiera del Levante. Vietato sbagliare, occorre concentrazione e definizione delle priorità…

I distretti nascenti  nelle 4 Regioni (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) , non  si devono complicare la vita, perchè l’hanno  appena iniziata. E per farlo serve gestire la complessità della materia con il massimo della semplicità e della finalizzazione industriale. Alcuni sono partiti davvero, altri forse se  ne dovrebbero fare; ma forse è meglio partire dai punti di forza già esistenti.