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La grande Parigi val bene una Technopolis

La palude di Saclay, a pochi Km da Orly-Paris

Non so se queste belle zone intorno a Parigi resisteranno al grande impatto del progetto del PLAN CAMPUS da  1 Miliardo di Euro. Quando i cugini d’oltralpe si muovono, non è che tutto fili liscio; ma di certo fanno le cose in grande, e senza bisogno di deroghe o di decreti emergenziali (con i quali noi non riusciamo neanche a liberare Napoli dalla monnezza..). Insomma, i francesi lavorano con un Piano, e poi lo attuano. Mentre le piazze di Parigi si riempiono di folle agitate per le pensioni che d’ora in poi si erogheranno, per legge,  ben DOPO i 60 anni (sic!), Sarkozy fa un’altra cosa (ancora più) giusta: lancia un vero progetto anti-declino, tutto o quasi, centrato sulla Ricerca e sulla creazione di ambienti comunitari e innovativi utili a fare circolare e incrociare saperi, esperienze e culture globali rivolte al futuro nella “nascente”  Grande Parigi. Beato il Paese con tale destra di governo (che invidia!), e  beata Parigi rispetto all’arrancante Roma Capitale..a proposito c’è un progetto condiviso nella Capitale oltre il Gran Premio di Formula 1 all’EUR?

L’idea della Grande Parigi, inoltre, è uno stimolo importante (altro che Expo di Milano!) a nuove competizioni urbanistiche e trasportistiche di enorme rilievo (e di esempio per tutta l’Europa). Ma il punto essenziale, per me, non è certo il disegno degli architetti e dei futurologi, quanto il Progetto FARO di Saclay. Si tratta di una riedizione critica e aggiornata dell’ormai “invecchiata” (?) idea dei poli tecnologici. Ed ancora una volta in Francia, come  ai tempi di Sophia Antipolis a Nizza, il concetto guida scientifico/industriale si mescola ad un aggressivo spirito immobilarista e urbanistico che non guasta affatto oggi, soprattutto alla luce della domanda classica dei nostri tempi: WHO IS YOUR CITY? a proposito dei luoghi dove valga la pena vivere, abitare, lavorare e …cambiare. Il “Campus” di Saclay  è parte essenziale del PRESTITO o dell’EMPRUNT francese (di oltre 35 Miliardi di Euro) centrato sull’innovazione,  e focalizzato quasi integralmente sulla rincorsa indispensabile su Asia e America. Staremo a vedere: ma mi sembra chiaro il messaggio che ne deriva alle nostre classi dirigenti (politiche, economiche, intellettuali). Nella rete dei poli europei di innovazione saremo quindi  costretti a trovare una via simile, ma originalmente specialistica, per non stare alla finestra e poter partecipare alla riscossa da questa crisi. Magari con soli 2 o 3 Miliardi di Euro, perchè di più non potremmo permetterci. Ai tempi della Gelmini, della crisi delle Università italiane e della protesta/ fuga dei ricercatori, mi sembra giunto il momento di reclamare con grande forza un governo  vero delle politiche dell’innovazione.