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Non sparate sulla Finmeccanica!

Chi come me, da svariati anni, ha avuto normali frequentazioni professionali con il variegato mondo della più grande Azienda di tecnologia avanzata del Paese, assiste con un certo raccapriccio all’attuale gioco al massacro su Finmeccanica. Sono stato di volta in volta fornitore, consulente e partner di tantissime Aziende della Holding (da Selex a Telespazio ad Elsag), ricavandone, oltre il solito gossip, molte lezioni di fondo sul sistema italiano…sul bene e sul male che può annidarsi in un sistema di eccellenza tecnologico governato dall’azionista Pubblico di riferimento.

Per carità, non la penso affatto come il nostro Premier! Report, L’Espresso, Il Fatto Quotidiano, tutta la stampa libera italiana (non necessariamente   “comunista” o “dipietrista”) – e i magistrati che hanno aperto ormai numerosi dossier d’inchiesta -,  hanno  fatto benissimo (dal Sistri all’acquisto dell’americana DRS, dal caso ENAV a quello del CEN di Napoli) a sollevare il velo di un’ipocrita consegna “nazionale” a NON SPARARE SULLA CROCE ROSSA! Io che conto meno di nulla, ma che ho a cuore le sorti dell’eccellenza italiana in campo tecnologico,  suggerirei un prontissimo Finmeccanica day-Pride, nel quale i vertici del Gruppo collaborino attivamente all’espulsione immediata delle mele marce e a rimettere davvero in chiaro i principi etici di fondo. Beh! non tanto nell’ingarbugliato mercato globale  della Difesa (wikileaks permettendo…), dove il commercio non è mai stato un pranzo di gala, quanto sul Mercato Interno, in Italia, dove davvero non si vede il bisogno di segreti di Stato e affidamenti diretti in barba ai principi della libera concorrenza, anche e soprattutto a favore del raggiungimento senza trucchi di obiettivi di qualità e di servizio efficiente per un  sistema pubblico  davvero messo male…

Alcune eccellenze italiane nei radar, nei sensori, nei sistemi d’arma, nell’aerospazio, nei trasporti, hanno davvero bisogno di un sistema competitivo aperto (a livello mondiale!). E che, quindi, metta a punto prodotti e sistemi ad altissima intensità di conoscenza (ah.. se lo stato poi aiutasse la Ricerca, non sarebbe meglio?). Inseguire, invece, budget sicuri nei meandri dell’amministrazione italiana, vantaggi personali esagerati, facili prebende e privilegi di posizione rischia di buttare giù il meglio che si era fatcosamente costruito. I mali tipici dei regimi d’emergenza e della sospensione delle regole, tanto ben sperimentati in Italia attraverso l’ultimo terribile decennio, finiscono per cacciare via la moneta buona dal sistema. Non credo che il Capo della Finmeccanica non sappia ben vedere i punti di debolezza che si sono accumulati, e che rischiano di  fratturare lo scheletro portante  del gruppo (ovviamente augurandomi che lui per primo sia stato “tradito”  da qualche cortigiano infedele). Occorre una svolta profonda e rapida, che ridia fiducia all’intero sistema Paese,  che già soffre da troppi anni  la barbarica invasione del malaffare e della mediocrità,  galleggiando  sulla crisi perenne del “fare” e  soprattutto  del “fare bene”. E per  questo bisogna ritornare presto a fare prodotti e servizi  di qualità, senza inutili sbavature e concessioni alle rendite facili. Nonostante l’Italia, Finmeccanica in questi 10 anni è cresciuta molto e bene; non vorrei che le nostre zavorre-paese trascinino giù anche quello che ci restava e di cui potevamo finora andar fieri.